Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Mercato San Severino

Mercato San Severino, la Procura chiude le indagini: "Ecco com'è fallita la Gesema"

La società era preposta alla gestione di servizi pubblici essenziali come la raccolta dei rifiuti e la manutenzione del patrimonio culturale e, per questo motivo, sottoposta al controllo del Comune

La Procura di Nocera Inferiore ha chiuso le indagini preliminari sull’inchiesta relativa alla bancarotta fraudolenta della Gesema Ambiente e Patrimonio S.r.L, società in house del Comune di Mercato San Severino, il cui capitale sociale era interamente detenuto dall’ente territoriale, dichiarata fallita il 7 febbraio 2017 dal tribunale nocerino.

Le funzioni

La Gesema era preposta alla gestione di servizi pubblici essenziali come la raccolta dei rifiuti e la manutenzione del patrimonio culturale e, per questo motivo, era sottoposta al controllo del Comune che esercitava sulla società poteri di controllo e gestione analoghi a quelli esercitazioni sugli altri uffici comunali, essendo la società in house equiparata ad una longa munus del Municipio e, pertanto, beneficiaria dell’affidamento diretto dei servizi pubblici senza l’espletamento di alcuna gara di appalto. I poteri di gestione diretta erano disciplinati dal Regolamento per il controllo delle società partecipate al Comune, approvato con la deliberazione del consiglio comunale numero 3 del 9 aprile 2009, che attribuiva al sindaco il ruolo di dominus e gestore della società, avendo lo stesso la rappresentanza del Comune dell’assemblea dei soci ed il potere di nominare gli amministratori, l’amministratore delegato ed i componenti del collegio sindacale.

L'inchiesta

Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Salerno, coordinate dal sostituto procuratore Davide Palmieri, hanno evidenziato che, fin dal 2010, la Gesema soffriva di una significativa erosione del capitale sociale dovuta precipuamente agli omessi pagamenti del Comune, socio unico ed unico fruitore dei servizi erogati dalla società. In buona sostanza l’ente territoriale beneficiava dei servizi pubblici della Gesema, scaricando su quest’ultima i costi dell’erogazione con conseguente accumulo di debiti, ma ometteva, in larga parte, il pagamento dei corrispettivi e l’attribuzione delle risorse necessarie a riportare in equilibrio il bilancio societario ed impiegava i fondi così risparmiati per finalità diverse, verosimilmente diretta alla visibilità e alla costruzione del consenso politico. Tale gestione è stata protratta per vari anni attraverso le operazioni dolose descritte nei capi di imputazione, ma anche mediante la falsificazione delle scritture contabili, che hanno condotto al dissesto della Gesema. Il fallimento ha determinato l’omesso versamento di imposte, tasse e contributi con accumulo di un debito erariale pari a circa 2 milioni di euro, che costituisce un gravissimo danno per l’intera collettività.

Sono esemplificative della gestione dolosa le condotte di stipulazione di contratti di factoring aventi ad oggetto la cessione dei crediti non pagati vantati dalla fallita nei confronti del Comune con conseguente aggravio di costi dovuti al pagamento del factor, ma anche la ricapitalizzazione fittizia realizzata mediante il conferimento nel capitale sociale di immobili di proprietà dell’ente territoriale in cui erano ospitate strutture scolastiche, immobili che sostanzialmente nulla avevano a che fare con l’oggetto sociale della Gesema che, peraltro, non li poteva utilmente impiegare in quanto strumentali all’esercizio di funzioni istituzionali. Particolarmente grave è la svendita delle partecipazioni nella Rota Gas s.r.l cedute alla Italtrading Spa che, già al momento della cessione, era insolvente, avendo un patrimonio netto negativo pari a 131.740.619.00 euro e che, pertanto, non ha pagato il prezzo pattuito per la cessione. La stessa Italtrading, poco dopo, ha ceduto tali quote alla Libera Energia Spa. Tale operazione è oggetto di procedimento pendente presso la Procura di Milano, che ha ottenuto il sequestro preventivo delle quote della Rota Gas per impedire che le ulteriori cessioni messe in atto dalla Italtrading Spa potessero determinare un aggravamento del dissesto.

Nel mirino è finita anche la cessione a titolo gratuito in favore della Fondazione Teatro Comunale Mercato San Severino, che non ha mai ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica e la conseguente iscrizione nel registro previsto dall’articolo 1 del D.p.r. 361/00, del ramo di azienda costituito dal complesso organizzato dei beni materiali ed immateriali del Nuovo Teatro Comunale comprendente, fra l’altro, la sala teatro e cinematografica, la sala conferenze, la sala bar e foyer, camerini e spogliatoi. Con tale operazione sono stati addossati alla società fallita i costi di gestione e le obbligazioni connesse al complesso aziendale ceduto, quando quanto previsto dagli articoli 2,3,4 della “Convenzione per la gestione e la manutenzione del Teatro Cinema Comunale” stipulata fra la Gesema Spa ed il Comune di Mercato San Severino, senza riconoscere, in cambio, alcun vantaggio economico derivante dall’esercizio del ramo di azienda. “Tale vicenda risulta degna di particolare attenzione alla luce di quanto emerso nell’ambito di paralleli procedimenti penali e di prevenzione trattati dalla Procura presso il Tribunale di Salerno (ed in particolare dalle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, riscontrate proprio dagli esiti della indagine) circa la gestione uti dominus del Teatro Comune da parte di F.S (deceduto nel corso delle indagini ed all’epoca coniugato con A.C), già coimputato con il cognato L.G.C. nel processo per il trasferimento fraudolento di valori pendente innanzi al tribunale salernitano”.

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