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L'ospedale di Roccadaspide

L'ospedale di Roccadaspide

Scandalo liste d'attesa, coinvolto l'ospedale di Roccadaspide: altri indagati

I carabinieri hanno fatto irruzione nel nosocomio per svolgere perquisizioni e consegnare avvisi di garanzia. Nel mirino degli inquirenti il primario e la caposala del reparto di Cardiologia

Spunta un’altra inchiesta giudiziaria sulle liste d’attesa negli ospedali salernitani. Dopo le indagini che, nelle scorse settimane, hanno travolto alcuni reparti dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, negli ultimi giorni è finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura l’ospedale Civile di Roccadapide. Martedì scorso i carabinieri del comando provinciale di Salerno – rivela Il Mattino – hanno eseguito un decreto di perquisizione con acquisizione di documentazione presso il nosocomio  con contestuale emissione di avvisi di garanzia per il primario del reparto di cardiologia e la caposala dello stesso reparto.

Nel mirino del pm Minerva è la gestione delle liste di attesa, delle modalità improprie di ricovero in Cardiologia-Utic del locale ospedale. Nel corso del blitz i militari dell’Arma hanno acquisito diverso materiale che sarà oggetto di analisi documentale per verificare la posizione del personale sanitario. L’inchiesta, partita a giugno e ancora nella fase delle indagini preliminari, ha avuto origine dalla denuncia sporta da un ex infermiere del servizio di Triage presso il pronto soccorso del nosocomio rocchese. In base alla medesima sarebbero ravvisabili delle irregolarità nella gestione dei posti letto per i ricoveri in regime d’urgenza presso il reparto di Cardiologia-Utic del locale ospedale. L’ipotesi di reato che si configurerebbe è di peculato. Le presunte anomalie nella gestione dei posti letto sarebbe stata piu’ volte segnalata dal denunciante. Pare che in piu’ occasioni il primario e la caposala del reparto di cardiologia avrebbero contattato telefonicamente l’addetto al servizio di triage, ordinandogli di accettare persone che neanche transitavano per il pronto soccorso, indicandone nome e cognome e presunta patologia da annotare sulla scheda d’ingresso.

Molti pazienti sarebbero giunti dal Vallo di Diano con mezzi propri e non con il servizio del 118 in regime di urgenza, i quali, successivamente, avrebbero occupato posti letto espressamente dedicati a pazienti in regime di urgenza.

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