Pen drive esplosa in Procura a Trapani: arrestato ingegnere salernitano

Nell'abitazione del professionista, a Pantelleria, vi era un vero e proprio laboratorio per la preparazione di congegni esplosivi e per miscelare sostanze chimiche, ritenute dagli inquirenti, molto pericolose

La Procura di Trapani (Foto Palermotoday)

E’ nato a Salerno, residente a Palermo e domiciliato a Pantelleria, l'ingegnere informatico, Roberto Sparacio, di 51 anni, arrestato con l'accusa di aver confezionato pen drive esplosive e che è indagato per minacce aggravate, lesioni gravissime, tentata estorsione, fabbricazione, commercio e detenzione di materiale esplosivo e di addestramento a preparare esplosivi.

Il blitz

Nell'abitazione del professionista, a Pantelleria, vi era un vero e proprio laboratorio per la preparazione di congegni esplosivi e per miscelare sostanze chimiche, ritenute dagli inquirenti, molto pericolose. La polizia ha scoperto, inoltre, in una cava di contrada Kazen, un kg di sostanze esplosive, miscelate, secondo gli inquirenti dal 51enne, "pericolosissime", al punto che proprio in queste ore gli inquirenti, considerato che il materiale "non è trasportabile", stanno valutando se farlo esplodere sul posto. Per gli investigatori è lui l'uomo che realizzò la pen drive che, nell'ottobre del 2018, esplose negli uffici della Procura di Trapani, ferendo gravemente un ispettore superiore della Polizia, Gian Camillo Aceto. Le indagini, spiegano gli investigatori, hanno permesso di raccogliere "gravi indizi di colpevolezza" a carico dell'uomo e di far luce anche sull'esplosione, avvenuta a Palermo nel luglio 2016, di un'altra pen drive, che ha ferito gravemente un 25enne. Allora le indagini furono archiviate. Lo stesso gip ha sottolineato "la pericolosità, la spregiudicatezza e le elevate capacità dell'arrestato di fabbricare esplosivi e di utilizzare sostanze chimiche ed esplodenti per preparare trappole micidiali".

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Il retroscena

L’ingegnere, insomma, era pronto a tutto per difendere il patrimonio ereditato dalle azioni legali di una serie di creditori, che si stavano rivalendo in sede civile, aveva pensato anche "all'eliminazione fisica" di uno di loro attraverso un killer da assoldare nel deep web.

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