Scafati, processato per spaccio di droga: incubo finito per una guardia penitenziaria

Secondo le accuse della procura di Livorno, il 35enne - insieme ad un collega - avrebbe gestito una rete di spaccio nel carcere di Porto Azzurro, sulla costa dell'Isola d'Elba. D.P. aveva evitato il carcere ma fu sospeso dal servizio

Finisce un incubo per una guardia penitenziaria di Scafati, D.P., sospeso e processato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo le accuse della procura di Livorno, il 35enne - insieme ad un collega - avrebbe gestito una rete di spaccio nel carcere di Porto Azzurro, comune sulla costa dell'Isola d'Elba. D.P. aveva evitato il carcere, come invece chiese la procura all'epoca, ma fu sospeso dal servizio su decisione del gip. 

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La storia

L'inchiesta risale al 2014, partita dopo la morte di due detenuti per overdose, insieme alla scoperta di sostanza stupefacente. L'attività d'indagine si era arricchita delle dichiarazioni spontanee di un detenuto, che parlò di un giro di droga attivo proprio all'interno del carcere, con la complicità di altri detenuti e guardie penitenziarie. Cinque furono le persone coinvolte. Secondo le accuse, i detenuti per arrivare a rifornirsi di droga, escogitavano diversi sistemi: lo stupefacente - hashish e cocaina - veniva nascosto a volte nel cibo o negli indumenti intimi. Nell'informativa redatta dal vice commissario della polizia penitenziaria, spuntarono poi i nomi di due agenti, tra cui lo scafatese, che avrebbero introdotto, secondo le accuse dell'epoca, stupefacente all'interno del carcere dietro compenso di denaro e con la complicità dei familiari dei detenuti. 

Per la procura, Puolo si riforniva di droga dall'Agro nocerino sarnese, attraverso soggetti a loro volta coinvolti in attività delittuose. Al termine del processo il tribunale ha accolto la tesi del legale di fiducia dell'imputato, l'avvocato Gennaro De Gennaro, che ha spiegato che lo stupefacente contestato fosse per uso personale, sottolineando inoltre la carenza di elementi portati a dibattimento per sostenere l'accusa contro i due agenti. I giudici hanno assolto con formula piena entrambi. Lo scafatese potrà - secondo quanto conferma il suo legale - tornare in servizio «dopo la fine di un lungo calvario giudiziario e tre anni di sospensione» 

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