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Ugo Foscolo e "La Ricciarda": amore tra le mura del Castello Arechi

Quando Ugo Foscolo visitò Salerno nel 1812 non avrebbe immaginato che le mura del noto castello, che svetta sulla cima di Croce, gli avrebbero ispirato una delle tragedie più note del suo repertorio.

Più volte il Castello Arechi di Salerno è stato protagonista delle gesta di fantastici amanti, ha dato vita a racconti di cavalieri e dame: l’atmosfera misteriosa che vi si respira e che le mura emanano hanno ispirato i racconti di molti scrittori, sia italiani che stranieri, proprio come accadde nel 1812 a Ugo Foscolo. Sebbene sia riportato da più parti che lo scrittore compose l’opera durante il suo soggiorno fiorentino, è pur vero che l’azione di questa tragedia si svolge a Salerno e che l’amore contrastato di cui narra è quello di Ricciarda e Guido, figli rispettivamente del tiranno di Salerno, Guelfo, e del suo fratellastro, Averardo. La realtà vuole che Foscolo iniziò a scrivere la tragedia durante il soggiorno toscano ma che trovò vera ispirazione per la sua opera durante la breve sosta effettuata a Salerno durante l’estate del 1812: il poeta di Zante ebbe la possibilità di visitare il Castello Arechi che lo fulminò, letteralmente. Foscolo rimase talmente affascinato dai resti del castello che decise di ambientarvi la sua nuova opera.

Ecco perché l’azione de “La Ricciarda” si svolge proprio tra le mura del castello salernitano che, all’epoca in cui il poeta lo visitò, era in completo stato di abbandono, per cui forse fu più facile per il poeta immaginare che le gesta dei due amanti divisi tra l’amore e la famiglia avessero luogo proprio in un castello medievale. La vicenda de “La Ricciarda” si svolge nel corso di un’unica giornata e in un unico luogo, e vede Averardo porre sotto assedio Salerno in quanto intenzionato a riprendersi il regno di cui è stato defraudato e a trarre in salvo il figlio Guido che, innamorato di Ricciarda, vuole restarle accanto nascondendosi tra i sepolcri della famiglia. La narrazione del Foscolo ha il pregio di procedere a un ritmo che definire serrato è dir poco, in quanto riesce a portare il lettore alla scoperta di colpi di scena ed equivoci coinvolgendolo da subito nelle disavventure dei due innamorati. Non per niente si tratta di una tragedia dai grandi contrasti che lo stesso Foscolo, in una lettera a Silvio Pellico, definì “terribile per contrasti di pietà e di ferocia, e di affetti d'amicizia, d'amore, di fraternità”.  
 

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