Ricerca, Manfredi in collegamento con l'Unisa: "Puntiamo alla interdisciplinarietà"

Il ministro dell'Istruzione è intervenuto al convegno online 'La scienza politica: dalla prova dell'emergenza alla sfida delle proposte'

"Questa crisi è stata un grandissimo acceleratore di processi che, in realtà, erano gia' in corso nella nostra societa'". Lo sottolinea il ministro dell'Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, intervenendo al convegno online "La scienza politica: dalla prova dell'emergenza alla sfida delle proposte", organizzato dall'università di Salerno. Per l'esponente di Governo, "questa crisi ha fatto in modo che avvenisse in fondo quello che poteva succedere in cinque o dieci anni e abbiamo toccato con mano quanto le tecnologie digitali impattino sulla nostra vita quotidiana". Considerazioni che lo spingono a evidenziare che "l'università è stata una delle istituzioni che ha funzionato meglio durante la crisi e di questo dobbiamo essere orgogliosi e dobbiamo rivendicarlo" perche', spiega, "e' una cosa estremamente importante, non tanto per noi, quanto per il Paese. Perche' un Paese che ha una università  efficiente, dedicata e di qualita', e' un Paese che ha molto piu' futuro di altri".

L'intervento del ministro

Il ministro ha parlando anche del futuro che attende gli atenei italiani: "Cercherò in tutti i modi, nella programmazione dei bandi di ricerca, di stimolare, il piu' possibile, delle attivita' di ricerca che siano interdisciplinari perche' queste rappresentano un passo in avanti molto importante. L'ultimo bando, che e' un bando piccolo di dimensioni ma per me significativo, emanato dal ministero una settimana fa sul post Covid, ho voluto che non fosse un bando solamente sulla medicina o solo sulla farmaceutica, ma che ci fosse uno spazio importante per le discipline delle scienze umane e sociali proprio perché il post Covid non è un problema da medici, ma di comprensione della realtà, quindi di tutti". Secondo Manfredi "dobbiamo essere capaci di fare una elaborazione di un pensiero che ci dia una risposta di come questa società cambia, come cambia la percezione delle persone, quali sono i cambiamenti nelle aspettative". Mutazioni che, per l'esponente dell'Esecutivo, devono essere tangibili anche nella didattica perché "abbiamo toccato con mano come chi ha risposto meglio a questa crisi sono state le persone, i gruppi e le società che erano più abituati a una visione non strutturata, non rigida, non ideologica. Coloro che avevano una mente più aperta sono stati più capaci di reagire in maniera migliore ad un evento inaspettato". Da qui, sottolinea che, "nei nostri modelli formativi, dobbiamo preparare delle persone che siano maggiormente capaci di rispondere al cambiamento veloce che, nei prossimi anni, ci sarà". "Non ci sarà un'altra pandemia? - ragiona - ma ci saranno nuovi eventi che cambieranno radicalmente la nostra società, che ci faranno trovare davanti soluzioni inaspettate". Quindi, "nel nostro progetto formativo, da un lato, dobbiamo formare dei professionisti disciplinari che abbiano competenze molto solide, ma dobbiamo preparare anche delle persone che siano in grado di affrontare il cambiamento, anche repentino e velocissimo come è stato questo".

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