Commercianti in crisi: "Fornitori da pagare, perso un anno di lavoro"

La merce è invenduta, in giacenza sugli scaffali dei negozi. Abbassare la saracinesca, però, non significa non avere più spese. Un lettore, commerciante, scrive alla nostra redazione per raccontare difficoltà e disagi

La merce è invenduta, in giacenza sugli scaffali dei negozi. Abbassare la saracinesca, però, non significa non avere più spese. Un lettore, commerciante salernitano, scrive alla nostra redazione per raccontare difficoltà e disagi. "Ci sentiamo in dovere di far sentire la nostra voce, non per spirito di appartenenza alla categoria (tutti hanno le proprie ragioni) ma perchè siamo sicuramente tra le più colpite dall'emergenza, e tra le meno visibili e ascoltate", ci scrive un commerciante del settore moda e abbigliamento.

I segni della crisi

"Voi oggi vedete una maglia di cotone primaverile in negozio, e pensate che quella maglia abbia un valore che resterà immutato anche quando riapriranno i negozi. Non è così - spiega il negoziante -. Questa è la storia di quella maglia. Da marzo a maggio 2019, ricerca e presentazione dei filati: ordinativi da parte delle aziende produttrici per acquistare il filato, con pagamenti di solito entro i 90 giorni. Giugno-luglio 2019: presentazione delle collezioni, realizzazione dei prototipi di campionario, fiere, cataloghi fotografici, collezioni da dare agli agenti. In questa fase c'è forse la percentuale più alta dei costi da sostenere per le aziende. Luglio-settembre 2019: campagna vendite, acquisizioni degli ordini da parte dei clienti (ovvero i negozi in cui vedrete la famosa maglia esposta in vetrina), lancio di produzione, anticipo costi di produzione per i laboratori di produzione. Per gli agenti, fiere, riunioni, costo della campagna vendite tra personale, costi di spostamento e pubblicità. Per i negozi, costi di viaggio per fiere e showroom per fare gli ordini. In questa fase ci sono il grosso dei costi per gli agenti. Settembre-dicembre 2019: comincia la produzione dei capi, in base agli ordinativi fatti. Acquisto della materia prima, pagamento dei laboratori di produzione se esterni, macchina produttiva che lavora a pieno regime. Praticamente entro questa fase quasi il 100% dei costi di produzione è stato già interamente sborsato da parte delle aziende, e dagli agenti che hanno terminato la fase della vendita. Gennaio-febbraio 2020: cominciano le spedizioni di merce primaverile ai negozianti che hanno ordinato la famosa maglia. I commercianti di solito pagano entro 60/90 giorni la merce che ricevono, per cui dovrebbero cominciare a pagare la merce primaverile da aprile 2020 in poi. A questo punto c'è la chiusura dei negozi".

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Gli interventi

Il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli e l’Assessore al Commercio Dario Loffredo hanno convocato e svolto una riunione per delineare un pacchetto d’interventi a sostegno delle categorie economiche danneggiate. Il commercio è in ginocchio e chiede risposte a breve, a giorni, ore: "Lo scenario è questo: le aziende e gli agenti hanno già svolto tutto il loro lavoro e sostenuto la totalità dei costi per fare in modo che la famosa maglia fosse in quella vetrina - prosegue il lettore -. Il lavoro è fatto al 100%: incasso 0, merce in stock, non ritirata dai negozianti, tanta. I negozianti non hanno ancora pagato la merce ricevuta? Non è così. Ci sono dei contratti sottoscritti che andranno onorati, perchè in questi due mesi di chiusura c'era magari da finire di pagare la merce invernale, e tutto l'invenduto è rimasto nei depositi perchè sono saltate le vendite delle rimanenze agli stockisti. Inoltre la maglia che a marzo ha un valore del 100%, alla riapertura (maggio o giugno?) avrà un valore del 50-70% perchè comincerà a far caldo e una maglia vale molto di meno. Il valore "100" della maglia dovrebbe ripagare tutti gli attori che hanno contribuito alla filiera: non solo "vale 70" già in partenza, ma è il frutto di un lavoro. Intere categorie hanno già pagato totalmente i propri oneri, anticipando praticamente senza alcun paracadute un anno di lavoro. La stagionalità della moda è più o meno uguale a quella del turismo: se si perde Pasqua, non si recupera a luglio! E' una perdita secca. E' come se un dipendente venisse pagato per la propria prestazione alla fine dell'anno, ma poi si blocca tutto, e quindi a causa della crisi non verrà nemmeno pagato perchè l'azienda per cui lavora è entrata in default, o verrà pagato meno, e chissà quando. E non ha nemmeno le tutele del dipendente. Intanto ha lavorato un anno, ha pagato affitti, mutui, la spesa corrente, soldi che non riavrà indietro. E' come se un ristorante (altra categoria colpita in pieno) paghi in anticipo un anno di fornitura della dispensa, e poi resta chiuso mesi, e intanto molti prodotti scadono e li deve pure buttare. Dietro una maglia ci sono migliaia di aziende, imprenditori, professionisti e dipendenti che hanno lavorato un anno intero, ed aspettano soltanto di ricevere ciò che hanno anticipato, sperando di riuscire a guadagnare la propria parte, se tutto l'ingranaggio è ben oliato e non si inceppa. Noi non  stiamo perdendo due mesi di chiusura delle attività. Stiamo perdendo un anno di lavoro".

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