Covid-19, il racconto di un giovane medico salernitano in corsia al "Gemelli"

Marco Napoli, 29 anni, originario di Baronissi, contattato da Salernotoday spiega come sta vivendo queste settimane di lavoro all'interno dello storico policlinico della capitale lontano dalla sua famiglia

Il giovane dottore Marco Napoli

Tra i giovani medici impegnati nella lotta al Coronavirus, a Roma, c’è anche un salernitano. Si tratta del dottore Marco Napoli, 29 anni, originario di Baronissi, che sta svolgendo il quarto e ultimo anno di specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva presso il Policlinico Gemelli.

Quando si è laureato e perché ha scelto di spostarsi nella capitale?

“Mi sono laureato nel 2015 presso l'Unisa, che è un'università eccezionale sia sotto gli aspetti teorici che nella pratica medica. Ho poi scelto questa Scuola di Specializzazione perché la ritenevo la più completa in Italia nell'ambito delle malattie dell'apparato digerente. Il Trapianto di Microbiota Intestinale, l'endoscopia chirurgica avanzata e l'interventistica sul cancro del fegato sono solo alcune delle tecniche messe in atto in questa struttura”. 

Come sta gestendo il Policlinico Gemelli l'emergenza Coronavirus? 

“Abbiamo oltre 250 posti letto dedicati all'emergenza, fra Policlinico Gemelli e presidio Columbus, che è diventato "Covid 2 Hospital" del Lazio. Alcuni reparti del Policlinico sono stati riconvertiti in tempi rapidi in reparti Covid-19 e molti di noi, specializzandi o strutturati, siamo stati riassegnati in tali reparti. Iniziamo a intravedere un'inversione di tendenza, ma la guardia deve restare molto alta”.

In che modo vi siete organizzati per prevenire i contagi anche tra il personale sanitario? 

“Anzitutto vi è una separazione, per quanto possibile, delle aree riservate ai pazienti positivi al Sars-Cov-2 e i negativi. Vi sono zone filtro adiacenti ai reparti Covid-19 e tutti gli operatori sono stati formati sulle procedure di vestizione/svestizione e di disinfezione. Purtroppo è sufficiente un singolo errore per comprometterne l'efficacia e rischiare di diffondere il nuovo Coronavirus”. 

Sei originario di Baronissi. Come hai vissuto la quarantena e il blocco degli spostamenti?

“Tutti noi medici, infermieri e operatori sanitari siamo stati chiamati, sia fisicamente sia anche solo moralmente, a tenerci pronti in caso la situazione fosse peggiorata. E' un evento senza precedenti nella storia recente dell'Europa e del mondo. Alternare lavoro e isolamento domiciliare è estenuante, ma il pensiero va immediatamente alle vittime e ai loro familiari che hanno sofferto più di tutti. Il distanziamento sociale serve a mantenere bassa la catena del contagio ed evitare la saturazione delle terapie intensive, che provocherebbe uno spaventoso aumento della mortalità”. 

Conosci iniziative volte a sostenere la cittadinanza in questo periodo di isolamento?

“Sicuramente un'iniziativa stupenda e di grande successo è quella di Claudio Gubitosi, direttore del Giffoni Opportunity, il "nuovo" Giffoni Film Festival che quest'anno festeggerà il cinquantenario. Nel progetto "Giffoni a un metro da te" abbiamo partecipato ad una serie di video e di incontri live per tenere compagnia a ragazzi e adulti durante la quarantena. Mercoledì 15 alle 13 ad esempio, faremo una diretta con il dottore Vincenzo Montesarchio, direttore dell'unità operativa complessa di Oncologia degli “Ospedali dei Colli” di Napoli, in merito alla sperimentazione del Tocilizumab come terapia del Covid-19. Un'altra iniziativa importante è il progetto "Adotta una famiglia" del Rotaract Salerno, che prevede acquisto e consegna di generi alimentari a famiglie in difficoltà. Chi ne ha la possibilità può contribuire a sostenere chi ha più bisogno tramite la loro raccolta fondi”. 

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