Fatture false ed evasione, in sette tornano liberi: "Nessuna associazione a delinquere"

Il Tribunale del Riesame ha annullato le sette ordinanze nei riguardi degli indagati che avevano presentato ricorso. Per i giudici non ci sono gravi indizi di colpevolezza per giustificare gli arresti. Tra trenta giorni le motivazioni

Sette degli indagati nell'inchiesta "Soap Opera", condotta dalla Procura di Nocera Inferiore, concentrata su di un'associazione a delinquere finalizzata alla frode internazionale, tornano in libertà. Il Tribunale del Riesame, giorni fa, ha annullato le sette ordinanze nei riguardi degli indagati che avevano presentato ricorso. L'impianto accusatorio, dunque, ne esce ridimensionato. In attesa di leggere le motivazioni, i giudici hanno stabilito che non esistenza un'associazione a delinquere, nè elementi per giustificare una misura cautelare. 

L'indagine

La Guardia di Finanza aveva eseguito, alla fine di marzo, dieci ordinanze di custodia cautelare personale nei confronti di altrettanti soggetti indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale internazionale, realizzata nel settore della grande distribuzione di detersivi e prodotti per la casa. Inoltre, era stato emesso anche un provvedimento di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente di tutti i beni riconducibili agli indagati, nonché alle società – italiane ed estere – coinvolte nella frode, per l’ammontare complessivo di 1.600.000 euro, corrispondente alla presunta imposta evaso. L'inchiesta condotta dalla procura di Nocera si era servita di intercettazioni telefoniche e telematiche, nonché di accertamenti finanziari, nei confronti di undici persone e sei società, a vario titolo coinvolte in quel presunto sistema di frode, con verifiche effettuate presso numerose imprese che avevano intrattenuto rapporti commerciali in qualità di clienti o fornitori, in ambito nazionale e comunitario. Gli indagati provengono dall'Agro nocerino sarnese e dalla Valle dell'Irno

Le "mosse" della difesa

In una conferenza stampa, fu riferito della creazione in Italia di società “cartiere” – intestate a prestanome – e “filtrofinterposte” riconducibili al gruppo che formalmente, avrebbe acquistato i prodotti dalle società comunitarie e sulle quali era stato concentrato il debito d’imposta, derivante dalla successiva vendita ai clienti coinvolti nella filiera illecita. Questi ultimi, acquistando ad un prezzo di mercato inferiore, avrebbero potuto infatti praticare a loro volta prezzi di vendita finali più vantaggiosi, rispetto a quelli del mercato,  attuare così una vera e propria concorrenza sleale nei confronti di altri operatori, che invece acquistano ai prezzi normalmente praticati sul mercato, nonchè beneficiare dell’indebito credito Iva generato, grazie all’annotazione delle fatture soggettivamente inesistenti emesse dalle società cartiere. Ma per gli avvocati difensori, tra gli indagati non vi sarebbero stati contatti, facendo venir meno il presupposto dell'esistenza di un'associazione, nè le ditte sarebbero risultate non operative, ma impegnate attivamente nelle loro attività. Entro trenta giorni, si conoscerà il ragionamento del collegio. 

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