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Scontri tra ultras della Nocerina e polizia, i giudici: "Devastazione e violenza inarrestabile"

I giudici della Corte d'Appello di Napoli confermano il reato di devastazione per l'unico tifoso che ha scelto il rito alternativo. Lo scenario è quello del 2013, con scontri tra ultras nocerini, polizia e tifosi del Perugia. Ecco il racconto

«Un’aggressione indifferenziata contro le forze dell’ordine e la tifoseria avversaria, con effetti perturbativi della "pace sociale"». Lo dice la Corte d’Appello di Napoli nelle motivazioni che integrano la sentenza di condanna per R.V.  l’unico tra i 15 ultras della Nocerina che scelse il rito alternativo per quanto accaduto il 30 agosto 2013. I giudici della terza sezione penale di Napoli hanno confermato l’accusa di devastazione, rischiando di mettere un’ipoteca sul processo che altri 14 tifosi della Nocerina stanno celebrando al tribunale nocerino. Dopo i chiarimenti chiesti dalla Cassazione, la Corte d’Appello motiva quel reato che l’avvocato Carlo De Martino aveva chiesto di derubricare: «Molti dei tifosi erano a volto travisato, armati di pietre, sassi e bastoni e lanciavano ogni genere di corpo contundente contro i pullman della tifoseria ospite (il Perugia, ndr), contro la polizia e contro le auto. La fitta sassaiola, realizzata con pietre, bottiglie, contenitori di metallo, aste, si accompagnava al lancio di bombe carta: tali attacchi indiscriminati provocano il ferimento di persone e il danneggiamento di cose». La descrizione degli scontri in via Pucci parla di auto distrutte, di cordoli asportati per essere lanciati e di pullman con finestre rotte, spingendo i giudici a parlare di «condotte violente e devastanti con una progressione inarrestabile».

Fu una «guerriglia urbana», con la carreggiata occupata «a mo’ di fortificazione» con cassette di legno e altri oggetti. Episodi che messi insieme, per la Corte, danno idea «dell’entità della devastazione contestata». La sentenza è chiara: «Le condotte dei tifosi non hanno leso soltanto il patrimonio, ma l’aggressione alle forze dell’ordine, i tentativi di forzare i loro schieramenti con lancio di corpi contundenti e l’occupazione della strada, violano l’ordine pubblico inteso quale forma di civile e corretta convivenza». Quegli scontri durarono circa 45 minuti. Il 37enne R.V.  con rito abbreviato, fu condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, a seguito di una riduzione della pena presa in primo grado. Il processo per i 15 ultras invece è attualmente in corso a Nocera, con la polizia che ha già testimoniato quanto riportato dai giudici napoletani nella sentenza. Nell’appello presentato dalla difesa era stata chiesta la derubricazione in danneggiamento. Non condivisa però dai giudici partenopei che ora, con la loro pronuncia a meno di un nuovo ricorso in Cassazione, potrebbero influenzare in negativo il processo per il resto dei tifosi coinvolti negli scontri del 2013.   

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