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Il cantiere

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Piazza Alario, negato il Consiglio comunale: la lettera di Celano e Gallo al Prefetto

I due consiglieri comunali chiedono l'intervento della Prefettura dopo il diniego giunto dal presidente del consiglio comunale Alessandro Ferrara e dal sindaco Vincenzo Napoli

“Grave il diniego del Sindaco e del Presidente del Consiglio comunale di convocare l’Assemblea cittadina come richiesta dai Consiglieri”. Lo dichiarano i consiglieri comunali Roberto Celano (Forza Italia) e Leonardo Gallo dopo la nota a firma del Presidente del Consiglio Comunale Alessandro Ferrara e del Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, con cui esprime parere contrario alla richiesta di undici consiglieri comunali di convocare del Consiglio Comunale per la discussione sui lavori di Piazza Alario. Per i due consiglieri questa decisione “non fa che acuire le distanze tra l’Amministrazione e i cittadini con le loro esigenze e le istanze dai quartieri, per di più ledendo prerogative e diritti dei Consiglieri eletti dai salernitani proprio perché si assumano decisioni il più possibile condivise. Evidentemente al primo cittadino piace più esercitare il suo ruolo senza orpelli e ostacoli, siano essi cittadini o loro rappresentanti”. Per questo, oggi, hanno inviato una lettera al Prefetto “così come prevedono la norme e a Lui chiederemo un appuntamento urgente al fine di riferire le gravi omissioni degli organi Istituzionali aditi e per sollecitare l’attivazione dei poteri sostitutivi previsti dalla legge”.

La lettera al Prefetto: 

In data 1° dicembre 2020, undici Consiglieri comunali di Salerno, oltre 1/3 del Civico Consesso, hanno sottoscritto e notificato al Presidente del Consiglio di Salerno, al Sindaco e al Segretario generale dell’Ente una istanza di convocazione del Consiglio ai sensi dell’ art.39, comma 2 del TUEL per discutere dell’intervento di risistemazione di Piazza Alario [all.1]. Il giorno 14 dicembre 2020, i Consiglieri istanti hanno ricevuto una nota di diniego alla suddetta richiesta a firma del Presidente del Consiglio comunale e del Sindaco di Salerno, con motivazioni che appaiono già prima facie infondate e lesive dei diritti e delle prerogative dei Consiglieri firmatari [all.2].  Nella nota in questione, infatti,  il Presidente Ferrara ed il Sindaco Napoli giustificano irricevibilità dell’istanza eccependo che l’argomento di cui si richiede la discussione non rientrerebbe tra le competenze attribuite  al Consiglio Comunale  ai sensi dell’art. 42, II comma, del D.Lgs. 267/2000. Tale diniego appare agli scriventi, come detto, una grave lesione delle prerogative dei Consiglieri Comunali riconosciute dalla legge e rafforzate dalla giurisprudenza e dai più che facilmente comprensibili chiarimenti del Ministero degli Interni che si è già pronunciato su analoghe vicissitudini.  E valga il vero.  Come si evince con nettezza e chiarezza dal parere del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno “Applicazione degli artt.39, comma 2, e 42, comma 1, del decreto legislativo n.267/2000 - Territorio e autonomie locali” del 05.02.2004 ancor pubblicato sul sito del Governo in data 16.03.2018 [https://dait.interno.gov.it/pareri/97010 - all.3], appare necessario sottolineare che il diritto dei Consiglieri Comunali exart.39, comma 2, «è tutelato in modo specifico dalla legge con la previsione severa ed eccezionale della modificazione dell’ordine delle competenze mediante intervento sostitutorio del Prefetto in caso di mancata convocazione del consiglio comunale in un termine emblematicamente breve di venti giorni» (T.A.R. Puglia, Sez.1, 25 luglio 2001, n.4278). L’orientamento che vede riconosciuto e definito «il potere dei consiglieri di chiedere la convocazione del Consiglio medesimo» come “diritto” dal legislatore è, quindi, ormai ampiamente consolidato (sentenza T.A.R Puglia, Lecce, Sez. I del 4 febbraio 2004, n.124). La questione sulla sindacabilità dei motivi che determinano i consiglieri a chiedere la convocazione persino ‘straordinaria’ dell’assemblea, si è orientata nel senso che al Presidente del Consiglio spetti solo la verifica formale del prescritto numero di consiglieri, non potendo comunque sindacarne l’oggetto. La giurisprudenza in materia, infatti, si è da tempo espressa affermando che, in caso di richiesta di convocazione del consiglio da parte di un quinto dei consiglieri, «al presidente del consiglio comunale spetta soltanto la verifica formale che la richiesta provenga dal prescritto numero di soggetti legittimati, mentre non può sindacarne l’oggetto, poiché spetta allo stesso consiglio nella sua totalità la verifica circa la legalità della convocazione e l’ammissibilità delle questioni da trattare, salvo che non si tratti di oggetto che, in quanto illecito, impossibile o per legge manifestamente estraneo alle competenze dell’assemblea in nessun caso potrebbe essere posto all’ordine del giorno» (T.A.R. Piemonte, n.268/1996, Tar Sardegna, n.718 del 2003). Si aggiunga che il T.A.R. Sardegna, con la sentenza n.718 del 2003, ha respinto un ricorso avverso un provvedimento prefettizio ex art.39, comma 5, del citato decreto legislativo in quanto, ad avviso del giudice amministrativo, il Prefetto non poteva esimersi dal convocare d’autorità il Consiglio Comunale, «essendosi verificata l’ipotesi di cui all’art.39 del T.U.O.E.L. n.267/00». Inoltre, si è sostenuto che appartiene ai poteri sovrani dell’assemblea decidere in via pregiudiziale che un dato argomento inserito nell’ordine del giorno non debba essere discusso – questione pregiudiziale – ovvero se ne debba rinviare la discussione – questione sospensiva – (T.A.R. Puglia, Lecce, Sez.1, 25 luglio 2001, n.4278 e sempre T.A.R. Puglia, Lecce, Sez.1, 4 febbraio 2004, n.124). Va peraltro rilevato che, qualora l’intenzione dei proponenti non sia diretta a provocare una delibera in merito del Consiglio comunale, bensì a porre in essere un esame degli argomenti proposti, si potrebbe ipotizzare, ai sensi dell’art.42, comma 1, del decreto legislativo n.267/00, che rientri nella competenza del Consiglio comunale in qualità di “organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo” anche la trattazione di “questioni” che, pur non rientrando nell’elencazione del comma 2 del medesimo art.42, attengono comunque al suddetto ambito di controllo.  Del resto, la dizione legislativa che parla di “questioni” e non di deliberazioni o di atti fondamentali, conforta nel ritenere che la trattazione di argomenti non rientranti nella previsione del citato comma 2, dell’art.42, non debba necessariamente essere subordinata alla successiva adozione di provvedimenti da parte del consiglio comunale. Per tali motivi, con la presente, si denuncia alla S.V. la grave violazione di legge da parte delle Autorità cui compete la convocazione del Civico Consesso da tenersi non oltre il ventesimo giorno dalla data di richiesta e, pertanto, si chiede di voler attivare nell’immediato e d’autorità i poteri sostitutivi che la normativa vigente attribuisce ai Prefettiponendo così rimedio al  pregiudizio delle attribuzioni di legge riconosciute ai Consiglieri Comunali.

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