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Scafati, estorsione e minacce per la vendita di un terreno: condannati in tre

Al centro della vicenda c’era un’estorsione per un terreno di mille metri quadrati acquistato a maggio da due fratelli, adiacente alla loro ditta di prodotti ortofrutticoli

Sono stati condannati a due anni e sei mesi G.F. e G.F. , con un anno e otto mesi di reclusione inflitti ad A.M. , con esclusione dell’aggravante del metodo mafioso disposta dai giudici del collegio del Tribunale di Nocera Inferiore: la sentenza di primo grado ha assolto contestualmente R.E. dalle accuse contestate.

La storia

I quattro per le accuse formalizzate dalla Procura Antimafia si erano resi responsabili di minacce di morte, raid intimidatori, pedinamenti, fino ad incorrere in un decreto di fermo e poi nel processo, con presunte contiguità ad un clan di Scafati, poi mai dimostrato. Al centro della vicenda c’era un’estorsione per un terreno di mille metri quadrati acquistato a maggio da due fratelli, adiacente alla loro ditta di prodotti ortofrutticoli. Da quella compravendita, chiusa per 32mila euro, era trascorso poco più di un mese quando il 17 giugno 2016 G.F. si era presentato - secondo la Procura - direttamente in azienda accompagnato da A.M. , mostrando una pistola nella cintola. In quella stessa giornata le accuse individuavano il figlio G.F. quale responsabile di una irruzione nel piazzale dello stabilimento, seminando il panico a tutta velocità in sella a uno scooter, con un complice a bordo di un altro ciclomotore di grossa cilindrata. Poi G.F. , sempre secondo le accuse, tornò di nuovo sul posto, affiancato da R.E. , cercando i proprietari per poi prendere a schiaffi un ingegnere responsabile della pratica di compravendita. Il terreno conteso doveva essere loro in ogni modo, questo secondo la Dda, che rimetteva in ordine elementi di prova rivelatisi insufficienti per dimostrare modus e dettagli rilevanti dei raid intimidatori. A tutti i fermati era stata contestata l’aggravante camorristica, poi caduta. 

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