Cronaca

Scafati, patto tra clan e politica: Ridosso jr. ai domiciliari: "Ho sbagliato"

Il giovane, che da qualche giorno ha ottenuto gli arresti domiciliari fuori regione, ha parlato del suo passato, in una lettera inviata al giudice a luglio, "scaricando" molte responsabilità su Alfonso Loreto

Un ravvedimento spirituale che lo ha condotto alla convinzione che "la cosa più giusta è il rispetto delle leggi e la correttezza della vita sociale e lavorativa". Questo ha scritto in una lettera depositata a luglio scorso, dinanzi al gup Emiliana Ascoli, Luigi Ridosso jr. , figlio di Salvatore, ritenuto dall'Antimafia di Salerno uno dei promotori dell'organizzazione criminale a Scafati. L'uomo ha ammesso le proprie colpe, chiedendo clemenza al giudice. Ma senza decidere di pentirsi o di diventare collaboratore di giustizia

L'indagine

Il giovane, che da qualche giorno ha ottenuto gli arresti domiciliari fuori regione, ha parlato del suo passato, "scaricando" molte responsabilità su Alfonso Loreto "dal quale - scrive - mi lasciavo facilmente influenzare sia per il suo carisma sia per il cognome che portava". Ridosso spiega di averlo sempre seguito nelle cose che faceva, sostenendo però di "non essere aconoscenza perchè con astuzia e furbizia non mi faceva capire nulla". Ridosso ha ammesso poi la propria debolezza, legandola alla morte del padre Salvatore "piscitiello", ucciso in un agguato in via Vitiello quando "lui aveva solo 16 anni". "Mi trovavo in un periodo molto delicato, ero giovane e in condizioni psicologiche fragili. Non cerco giustificazioni nè scuse per quello che ho fatto, ma solo comprensione". La Dda lo pone a capo del gruppo criminale Ridosso-Loreto. Il 32enne avrebbe siglato un patto con l'amministrazione politica di Scafati, al fine di ottenere in cambio di voti, appalti e incarichi nella pubblica amministrazione

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