Da Fisciano a L'Aquila, dopo il terremoto del 2009, per uno studio di ingegneria: il racconto di Michela

Il ricordo di Michela: "Ciò che mi mancava erano i luoghi, quelli della vita quotidiana. In cui puoi guardarti intorno, incontrare le persone, prenderti un caffè, guardare una vetrina"

"Dei primi giorni ricordo il freddo e il silenzio di quei luoghi". Toccante il racconto di Michela, originaria di Fisciano, che nel 2011, due anni dopo terremoto di magnitudo 6.3 che il 6 aprile 2009 sconvolse il capoluogo d'Abruzzo, decise di trasferirsi a L'Aquila per lavorare in uno studio di ingegneria. "Dovevo fare dei rilevamenti per lavoro e mi trovai a camminare per il centro storico, all'epoca completamente disabitato. C'e' un'abissale differenza nel vedere la situazione di persona e in televisione. Era inquietante", ricorda, come riporta l'agenzia Dire.

Il ricordo

"All'inizio trovare casa non fu facile, pagavo un affitto esageratissimo. I costi erano molto alti e la mia casa non era comoda, Umanamente invece sono stata molto fortunata. Io sono buddista e qui ho trovato subito dei compagni di fede, una comunità di riferimento che mi ha aiutata ad ambientarmi e instaurare relazioni. Cio' che mi mancava erano i luoghi, quelli della vita quotidiana. In cui puoi guardarti intorno, incontrare le persone, prenderti un caffè, guardare una vetrina. L'unico luogo dove potevi incontrare qualcuno era il centro commerciale, che io non amo. La fortuna all'inizio è stata che spesso tornavo nella mia terra e potevo riprendere così contatto con la normalita. Quando sono arrivata a L'Aquila nel 2011, era una desolazione, erano state risistemate solo le case con danni molto lievi. Nel 2015-2016 penso che nella periferia un buon 70% era stato fatto, almeno per cio' che ho potuto vedere. Per il centro la situazione è diversa. Certo dalla primavera scorsa almeno nel Corso si comincia a respirare una parvenza di normalità. Il terremoto ti cambia la vita. Io quando sono venuta a L'Aquila mi sono spostata da un luogo ad un altro, ho ricominciato, ma penso che questa cosa sia capitata a tutti quelli che vivono qui. E' come se avessero fatto un grande trasloco. Io l'ho fatto perche' l'ho scelto, chi invece era qui l'ha dovuto fare perche' gli e' capitato, e quando una cosa non la scegli tu è sicuramente più difficile e' più dura. So che questa e' una terra che balla e che ballera'. Mi ci sto abituando. Riesco a convivere con tutto questo.

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La casa in cui vivo adesso è stata demolita e ricostruita dopo il terremoto. Mi fido di questa casa. Non ho paura per la mia vita. Credo che le case che ci sono resisteranno, sono resistenti. Ho deciso di restare perche' per me contano le relazioni e io qui a L'Aquila e in generale con l'Abruzzo ho stabilito una buona relazione, anche di scoperta, perche' e' una terra affascinante: ha il mare, la montagna, la collina. Ha tanto, anche di accogliente. Anche la dimensione di vita, che non e' da metropoli, mi piace, ci vivo bene, e questo a prescindere da alcune cose che per forza di cose stancano. Tutte queste gru ad esempio stancano la vista. Poi però basta poco, basta allontanarsi un attimo per ricaricarsi e ricominciare a guardare. Basta guardare la montagna oltre le gru".

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