Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

Crisi politica al Comune di Salerno: sei consiglieri lasciano la maggioranza

Si tratta dei consiglieri comunali di Azione, Antonio D'Alessio, Leonardo Gallo e Corrado Naddeo, di Italia Viva, Nico Mazzeo e Donato Pessolano, e di Giuseppe Ventura. La replica del sindaco Napoli: "Nessuno scandalo, ne prendo atto"

Sei consiglieri comunali di Salerno lasciano la maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco Vincenzo Napoli. Si tratta dei consiglieri comunali di Azione, Antonio D'Alessio, Leonardo Gallo e Corrado Naddeo, di Italia Viva, Nico Mazzeo e Donato Pessolano, e di Giuseppe Ventura.

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I dettagli

Hanno deciso di prendere le distanze dall'attuale maggioranza, "al termine di un percorso doloroso quanto inevitabile", fanno sapere rimarcando che, "con questa decisione si sancisce de facto il fallimento politico del progetto amministrativo nato con le elezioni del 2016, che sulla carta avrebbe dovuto coinvolgere in modo attivo tutti i consiglieri eletti, ma che in realtà si è ben presto trasformato in un mero dettato politico da eseguire senza poter contribuire affatto alla crescita e al benessere della collettività salernitana. Oggi, con amarezza e dopo ripetute delusioni, dobbiamo riscontrare da parte di chi avevamo sostenuto con entusiasmo un metodo diametralmente opposto rispetto a quanto ci era stato prefigurato, metodo che di fatto relega in un angolo tutte le energie e le risorse di chi vuole contribuire a scrivere la Salerno del futuro". D'Alessio, Gallo, Naddeo, Mazzeo, Pessolano e Ventura parlano di "frattura politica", frutto del "tentativo di costringere il consigliere comunale a svolgere un ruolo assolutamente marginale nei percorsi decisionali di Palazzo di Città, con il principale, se non unico compito, di approvare le azioni della civica Amministrazione con la ratifica in Consiglio comunale". Secondo loro, infatti, "i consiglieri comunali sono stati esautorati di ogni potere, venendo meno ai principi naturali della vita democratica vigente in questo Paese". Rivendicano, quindi, di aver "più volte sottolineato in Consiglio comunale tutte le nostre perplessità su argomenti di grande rilevanza per la collettività", ma che questo non sarebbe bastato e, perciò, "la città e la sua gente meritano di tornare ad una gestione della cosa pubblica basata sull'esercizio democratico, dove al centro ci siano il cittadino e le sue esigenze quotidiane". Da qui, propongono "un nuovo metodo di Governo" che sia "partecipato, plurale e inclusivo".

Le motivazioni

"Si è assistito - proseguono i consiglieri - all’abolizione del Difensore civico ed a numerose decisioni come le questioni di sicurezza del viadotto Gatto, lo spostamento del capolinea Busitalia da via Ligea a via Vinciprova, tutte imposte dalla giunta Napoli, contro il volere di tutti gli abitanti delle zone interessate e di buona parte dei Consiglieri stessi. Fino ad arrivare alle recenti polemiche in merito al restyling di Piazza Alario, con ricorso al Prefetto, al fine di inserire l’argomento all’ordine del giorno del consiglio comunale di domani. Siamo arrivati a questa decisione - concludono i consiglieri firmatari del documento - consci che ogni nostro sforzo nel voler contribuire alle decisioni pubbliche è stato considerato inutile e addirittura dannoso. Abbiamo più volte sottolineato in consiglio comunale tutte le nostre perplessità su argomenti di grande rilevanza per la collettività, come le spese per l’igiene pubblica (30 milioni di euro con risultati deludenti), la sicurezza dei quartieri con la città praticamente abbandonata dal tramonto in poi, l’utilizzo dei fondi pubblici per associazioni, assegni di cura e contributi abitativi per cui occorrerebbe massima attenzione, la gestione delle società partecipate, i costi della stagione del teatro Verdi, la rivistazione dell’evento Luci d’Artista, la mancata inaugurazione dell’Auditorium ed infine la vicenda delle cooperative sociali e della manutenzione del verde pubblico (questione delicatissima per la quale non abbiamo ricevuto alcun ascolto e che oggi è addirittura oggetto di indagini da parte della Procura della Repubblica. La città e la sua gente meritano di tornare ad una gestione della cosa pubblica basata sull’esercizio democratico, dove al centro ci siano il cittadino e le sue esigenze quotidiane. 

La replica

Il sindaco Vincenzo Napoli, rispondendo ai cronisti, sottolinea che "queste cose non è che uno se le aspetta o non se le aspetta. Sono delle maturazioni che ciascuno dei consiglieri comunali fa nel suo intimo. Aspetteremo i loro chiarimenti, le loro determinazioni". Aggiunge di non capire quali siano state "le motivazioni che li hanno portati a queste scelte, li ascolteremo in Consiglio comunale e daremo delle risposte adeguate". Quanto all'ipotesi di ricucire lo strappo, il primo cittadino si dice "concentrato sulle cose da farsi perche° c'è da fare tanto. Ci siamo impegnati, ci stiamo impegnando e ci impegneremo sulle cose da fare. Altri pensano diversamente. Nessuno scandalo. Ne prendo atto. Naturalmente, le nostre valutazioni anche di livello etico le faremo dopo averli ascoltati".
 

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