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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Omicidio Vassallo, Cafiero De Raho: "Era come Borsellino e Falcone, sfidava chiunque"

Il procuratore antimafia è intervenuto fondazione Premio Napoli alla presentazione del libro ''La verità negata'' agli autori Dario Vassallo, fratello del sindaco di Pollica Angelo Vassallo ucciso nel 2010, e Vincenzo Iurillo e del parlamentare Paolo Siani

“La storia di Angelo Vassallo dimostra come l'impegno dei familiari è fondamentale per il mantenimento della memoria e di un simbolo, un modello per tutti, che non va dimenticato e anzi va diffuso. Avvenne anche per Giovanni Falcone: se non ci fosse stata Maria e la sua fondazione, sarebbe stato più difficile ricordare e vedere sorgere tanti movimenti. Lo stesso vale per Paolo Borsellino e i figli Fiammetta, Salvatore e Rita. Attivismo e dinamismo dei familiari sono fondamentali per non far disperdere la figura del caro vittima di mafia e criminalità”. A dirlo è stato stasera il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho intervenendo alla fondazione Premio Napoli alla presentazione del libro ''La verità negata'' agli autori Dario Vassallo, fratello del sindaco di Pollica Angelo Vassallo ucciso nel 2010, e Vincenzo Iurillo e del parlamentare Paolo Siani.

Il ricordo del capo dell'Antimafia 

“Angelo Vassallo - ha proseguito il procuratore Antimafia - ha condotto tante battaglie. L'ultima legata alla lotta alla diffusione sul territorio dello spaccio di stupefacenti, inveendo anche contro le forze dell'ordine, che lui riteneva quasi assuefatte”. E ancora: “Vassallo era pronto a sfidare chiunque con grande coraggio: aveva una capacità di ritenere raggiungibili determinati obiettivi ad ogni costo”. ''Questo significa - ha proseguito - che difendere gli altri era il suo programma: anche questo si legge nell'azione di Angelo Vassallo, che portava avanti la sua amministrazione comunale per soddisfare il bene comune e difendere le persone che non erano capaci di difendere loro stesse''. ''Oggi non c’è chi non sappia chi è stato il sindaco pescatore: una volta invece non si sapeva chi era Livatino o chi era Rocco Chinici - ha aggiunto. - Non si tratta di eroi ma di modelli: ognuno di noi ha bisogno di uniformarsi ad un modello. Al modello del male si uniformano camorristi e delinquenti, a quello del bene le persone perbene. E via via il modello del bene cresce, mentre quello del male si indebolisce''. 

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