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"Faceva prostituire la figlia per soldi: madre immatura ma consapevole"

Eccole le motivazioni del gup del tribunale di Salerno per una madre 40enne di Castel San Giorgio, condannata a 7 anni di carcere per aver indotto la figlia di 13 a prostituirsi. Nella sentenza il giudice ripercorre i comportamenti di madre e figlia

«Incapace di valutare i rischi dei suoi comportamenti, da genitore immaturo, mossa solo da bisogni primitivi ma consapevole di trarre vantaggi economici dallo sfruttamento della figlia. La sua condotta è stata omissiva, perché pur avendo la posizione di garanzia rispetto alla figlia minore, favoriva quegli incontri sessuali». Eccole le motivazioni del gup del tribunale di Salerno per una madre 40enne di Castel San Giorgio, condannata a 7 anni di carcere per aver indotto la figlia di 13 a prostituirsi. Nella sentenza del giudice Vincenzo Pellegrino vengono ripercorsi i comportamenti della donna e del suo amico operaio, che per aver abusato sessualmente della figlia, è stato condannato a 9 anni e 4 mesi di carcere. Per il gup la donna non era "incapace di intendere e di volere”, come sostenuto dalla difesa, «perché induceva la figlia alla prostituzione, ne sfruttava e, comunque, generalmente ne favoriva la prostituzione con il 62enne, accompagnandola agli incontri e lasciando che la minore avesse rapporti sessuali remunerati». «Era pienamente consapevole - scrive - il magistrato - di quanto accadeva». Far prostituire la propria figlia, secondo la sentenza, per la donna era un’occasione: «Ricavava remunerazioni e piccole regalie che per quanto modeste l’inducevano, una volta che la minore aveva rotto i rapporti con l’uomo, a fare da mediatrice, volendo indurre la stessa a riprendere le frequentazioni e non riuscendovi solo per l’ostinazione della vittima».

Un comportamento che la donna avrebbe ripetuto anche con due rumeni: «E’ significativa la circostanza che i due chiedessero a lei specificamente la presenza della figlia e che ella l’assicurasse e di tanto rassicurasse gli interlocutori, lasciandogli la figlia a disposizione». Dal dicembre 2014 la minore cominciò a cambiare radicalmente, «mostrandosi furba, bugiarda e maliziosa, manifestando ribellione e aggressività nei confronti del padre e della nonna». Fu proprio quest’ultima a far scattare le indagini, confidandosi con i carabinieri. Il giudice tratteggia poi il profilo del 62enne operaio, condannato per violenza sessuale. Fu grazie a dei lavori eseguiti in casa della 40enne che iniziarono i primi incontri. Durante le indagini l’uomo aveva ammesso i rapporti, pur tentando di addebitare tutto alla minore e giustificare i suoi comportamenti: «Fu lei a provocarmi». E invece «fu lui a cercarla ossessivamente - spiega il gup – perché la minore era riluttante ad incontrarlo: così si limitò ad affermare di aver perso la testa o che si era innamorato». La difesa presenterà a giorni appello alla sentenza. Per la stessa indagine invece, saranno processate altre due persone: un romeno che avrebbe avuto rapporti sessuali con la minore ed un 30enne, di fatto fidanzato con la minore. Il ragazzo fu denunciato a piede libero dopo che i carabinieri raccolsero diverse foto da un profilo Facebook, contestando allo stesso il reato di violenza sessuale.   

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