Trentenne con problemi psichici espulso, parla il direttore dell'Ufficio Migrantes

Il ricordo: "Al dormitorio, di notte, si alzava e prendeva la mazza, lo straccio, il secchio ed iniziava a lavare il pavimento dell'antibagno ed i bagni"

Adam - Foto Fb

Sconcerto e amarezza, sui social, per l'episodio che ha visto come protagonista Adam, il nigeriano 30enne con problemi psichici che, ieri, in via Clark, è stato espulso, dopo essersi lavato, nudo, nei pressi di una fontana. L'uomo, come confermato dai volontari salernitani che lo conoscevano, era innocuo, reduce da torture in Libia di cui porta profonde cicatrici su tutto il corpo. Ha destato scalpore e perplessità, dunque, la disposizione per il suo rimpatrio, viste le sue condizioni psichiche che avrebbero meritato assistenza e attenzione da parte delle autorità preposte.

Il ricorso

Mentre l'associazione Venite Libenter si sta muovendo legalmente per comprendere cosa sia possibile fare per aiutare Adam, il direttore dell'Ufficio Migrantes della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Antonio Bonifacio, in in lungo post su Facebook, ha espresso le sue riflessioni sulla vicenda, ricostruendo il profilo del giovane straniero.

Di seguito, il post del direttore dell'Ufficio Migrantes


"Voglio&Vogliamo solo raccontare o meglio cercare di dare voce ad Adam, il ragazzo nigeriano "pericoloso, aggressivo, la piaga della nostra città, il problema della nostra società".

Adam è il nome di fantasia che tanti di noi gli hanno dato per... chiamarlo per nome.. non chiamarlo per colore o categoria sociale o per patologia fisica o pschiatrica

Voglio&Vogliamo raccontare l'Adams che NOI per da novembre 2018 abbiamo conosciuto (dico noi perchè siamo in tanti... almeno 30). Ogni sera, grazie all'impagabile ed encomiabile impegno dei ragazzi della Croce Rossa Italiana, veniva accompagnato dall'accoglienza notturna dai Missionari Saveriani... arrivava lì, silenzioso,  guardingo, mansueto... talvolta cenava con i volontari e gli ospiti, talvolta (sempre con cortesia, nel suo farfugliare incomprensibile ad un orecchio distratto o con un semplice gesto della mano) non cenava e restava li ad osservare la quotidianità della serata tra gli altri ospiti e volontari...

Temeva la voce alta, la confusione gli incuteva terrore probabilmente per la sua storia passata vissuta probabilmente (per quel che siamo riusciti a ricostruire dalle sue poche parole chiare pronunciate "Libia", "Nigeria"...) in Libia e di torture, come riportare e visibili sul corpo...

Dopo qualche settimana che costantemente veniva la sera da noi, che iniziava a "fidarsi" di noi, a riconoscere "gli ospiti" (non santi, nè tanto mansueti) che tutti erano andati a dormire, si alzava e prendeva la mazza, lo straccio, il secchio ed iniziava a lavare il pavimento dell'antibagno ed i bagni... senza che nessuno glielo chiedesse, senza forse che ve ne fosse bisogno.. un po come un rito, un po come una sana abitudine, un po come un gesto di ringraziamento (noi vogliamo pensarlo così), un po come gesto che significava che erano andati tutti a letto e quindi poteva andare anche lui dopo aver pulito...

Non riusciva a dormire con gli altri per una paura che forse si portava dentro... una paura di luoghi affollati... di tante persone diverse... dormiva su di una brandina all'ingresso, non un luogo ottimale ma a lui gradito per avere quella serenità di riposare (dopo le prime due sere passate insonni a cercare di capire, conoscere e riconoscere la struttura) La mattina con la sveglia si alzava, si rimetteva le sue scarpe e il "consueto" giubbino e insieme con gli altri usciva e da rione Petrosino tornava al luogo a lui caro del bar a via generale clark, riprendendo per abitudine, per forza di volontà nel tornare nel posto a lui caro dagli amici del bar, la strada... camminando piano, fermandosi ad osservare i negozi... (qualche volta lo abbiamo seguito per cercare di capire cosa facesse, pensasse...), fermandosi, talvolta, al mercatino etnico di Mercatello ad acquistare la cinta per metterla ai pantaloni comunicando a gesti con il ragazzo senegalese e pagandola con gli spiccioli conservati in tasca

Nei giorni che passavano Adam si relazionava sempre più facilmente a noi ed agli altri ospiti. Quanta meraviglia nel vederlo ballare (cioè muoversi con un po di ritmo) durante una cena... quanto stupore nel fare dei selfie con tutti noi e con quel sorriso accennato, quel capo finalmente scoperto dal cappuccio (secondo noi, segno che si sentiva al sicuro, che non si doveva coprire la testa da....) Vorrei&Vorremmo pubblicare le foto con lui, per farvi vedere il suo volto, per farvi conoscere i suoi occhi, per farvi conoscere le sue ferite... per rispetto di Adams non lo facciamo, ma fidatevi...

Ma vorrei&vorremmo altresi DENUNCIARE chi non si è occupato di lui, chi ha consentito che stabilisse la sua dimora in quel metro quadrato a via generale clark senza cercare di curare la sua difficoltà & trauma psichico chi ha continuamente ignorato le richieste di cittadini affezionatisi a lui e che non ritenevano possibile un continuare a vivere così.

Chiediamo a tutti gli scrivani di commenti di commentare l'episodio ma NON aggredire l'uomo, povero, umile, ULTIMO che viveva in quel metro quadrato perchè "malato"... denudatosi per lavarsi per "lavarsi" forse per pazzia" o per "qualche sinapsi che nessuno di noi può conoscere", ma NON gridare al pericolo, ma NON scaricare tonnellate di razzismo

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CHIEDIAMO A TUTTI NOI
DI CHIEDERSI CHI C'è DIETRO UN VOLTO, DIETRO UN GESTO (talvolta inspiegabile alla nostra mente), DI PRETENDERE CHE I SOGGETTI PUBBLICI SI OCCUPINO DEGLI ULTIMI, DEGLI EMARGINATI non solo con interventi di sicurezza ma anche di cura"
 

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