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Bimbi romeni obbligati con la forza a chiedere l'elemosina: il processo passa a Salerno

Le indagini furono condotte dalla Procura Distrettuale Antimafia. Il territorio di riferimento era quello di Nocera Inferiore, dove tre romeni organizzavano viaggi di donne e bambini nell'Agro, per poi costringerli a chiedere soldi fuori a chiese e bar

Minori costretti ad elemosinare per strada: il processo per tre romeni accusati di tratta di persone e riduzione in schiavitù passa a Salerno. Lo ha deciso il tribunale di Nocera Inferiore, che ha spedito il fascicolo alla Corte d'Assise, unica deputata per competenza a giudicare la posizione dei tre stranieri. Il processo imbastito dalla Direzione Distrettuale Antimafia prende piede a febbraio 2015, con la scoperta di un’organizzazione che si muoveva tra la Romania e l’Italia, con il trasferimento presso quest’ultima di uomini, donne ma anche di bambini. Gli imputati sono Zoltan Kozak, Mihaly Matyas e Cornel Coaniciu, difesi dall'avvocato Giovanni Conte. Stando alle indagini della Dda, i tre (di 48, 22 e 56 anni) - insieme ad altri - avrebbero fatto giungere clandestinamente in Italia oltre 30 persone. Molte di queste venivano poi spedite nei comuni dell’Agro nocerino per raccogliere soldi attraverso l’elemosina

Chi si ribellava o non portava nulla a casa, veniva picchiato o non veniva nutrito. I guadagni per chi si sospetta fosse a capo del giro erano irrisori, non oltre i 10 euro al giorno. Uno dei tre imputati era l’addetto al trasporto degli "schiavi" dalla Romania all’Italia. Chi giungeva su suolo italico proveniva da paesi estremamente poveri e speranzoso di cambiare la propria condizione di vita. Invece, a ognuno veniva destinata la propria zona, magari anche un angolo specifico (tra supermercati o l’esterno di uffici pubblici), dove andare a elemosinare. In fase cautelare, il gip non ritenne sussistente i contorni del reato di riduzione in schiavitù. Ai tre fu però contestata l’associazione a delinquere. La «base» era alle spalle dello stadio S. Francesco, in un campo più volte sgombrato ma sempre rimesso in piedi a Nocera Inferiore. Le vittime invece erano nomadi, tra le quali anche due minori, costretti a mendicare nei pressi di supermercati, chiese e incroci

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