Il "sistema" a processo, in 24 a giudizio per lo spaccio alla Lamia di Pagani

Inizierà il prossimo 24 maggio, dinanzi al II collegio del tribunale di Nocera Inferiore, il processo per i 24 soggetti mandati a giudizio e coinvolti nella maxi inchiesta sul sistema di spaccio a Pagani, nel quartiere Lamia

Inizierà il prossimo 24 maggio, dinanzi al II collegio del tribunale di Nocera Inferiore, il processo per i 24 soggetti mandati a giudizio e coinvolti nella maxi inchiesta sul sistema di spaccio a Pagani, nel quartiere Lamia. 

L'indagine

L'inchiesta fu coordinata dal sostituto procuratore della Dda, Vincenzo Senatore. Quella piazza di spaccio, tanto attiva quanto difficile da debellare, vedeva la vendita di almeno sessanta pallini di cocaina al giorno, dal costo di quindici euro uno. Secondo i calcoli fatti dagli inquirenti, al mese ne venivano venduti almeno duemila, con un incasso che sfiorava i 10.000 euro settimanali, i 40mila mensili e i 500mila in un anno. E nessuno doveva parlare, specie gli assuntori, quando a fermarli erano i carabinieri per controlli e riscontri. Il controllo costante sul quartiere era quotidiano ed ogni indagato aveva un ruolo da svolgere, dal pusher tradizionale alla sentinella piazzata nei singoli vicoli del quadrilatero paganese. Ma il gup, nel rinvio a giudizio, ha escluso l'ingente quantità

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Lo spaccio nel quartiere

Un anno di lavoro investigativo con intercettazioni telefoniche ed ambientali e anche videoriprese, anche se le telecamere piazzate dalla Dda venivano spesso sradicate e fatte sparire. L’attività delle forze dell’ordine sottrasse la gestione di una porzione di città allo spaccio, sgominando la piazza della droga più grande della provincia. Un giudizio espresso durante la conferenza stampa che seguì il blitz. Il quartiere popolare della Lamia, tra via Matteotti e viale Trieste, storica roccaforte dei clan cittadini. Lo stupefacente veniva nascosto tra anfratti e intercapedini murarie, da prelevare al momento per poi effettuare la cessione. «Mai addosso ai pusher e mai nelle case - spiegò il pm Masini riassumendo l’inchiesta - c’erano quantitativi ingenti di stupefacenti, l’organizzazione era strutturata ed era ben precisa l’assegnazione dei ruoli». Chi acquistava arrivava in auto, pagava, veniva indotto a fare prima un giro del quadrilatero poi a tornare per prendere il prodotto: dalla coca al crack, fino alla marijuana. Tra gli indagati capi, promotori, sentinelle e persino procacciatori. Nel corso del blitz vennero sequestrati quantitativi di denaro ritenuti provento del ricco mercato illecito, 4000 e 5000 euro in contanti in banconote di piccolo e medio taglio, ad indicare la ricchezza dell’indotto e la frequenza di clienti, quasi tutti paganesi. I fatti contestati arrivano a maggio del 2017, con oltre novanta episodi documentati e contestati.

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