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Camorra e politica a Sarno, restituiti terreni ed aziende ad imprenditore: "Fondi leciti"

I giudici hanno accolto il ricorso del legale difensore, valutando come «insussistente la pericolosità sociale dell’individuo»

La Corte d’Appello di Salerno, sezione misure di prevenzione, ha revocato con contestuale restituzione di aziende e terreni la confisca patrimoniale ad A.A., il sarnese coinvolto insieme ad altre ventiquattro persone in un’inchiesta della Procura Antimafia di Salerno su presunti accordi tra camorra e politica a Sarno. Fatti per i quali è attualmente in corso un processo al tribunale di Nocera Inferiore

Le motivazioni

I giudici hanno accolto il ricorso del legale difensore Rodolfo Viserta, valutando come «insussistente la pericolosità sociale» dell’individuo». La ragione è da ricercare nel perimetro temporale del concetto stesso di pericolosità, che non si sarebbe esteso dal 1997 al 2015 senza soluzioni continuità, come sostenuto dall'accusa, ma che sia rimasta circoscritta invece tra il 1997 e il 1999. Non solo, il ruolo «secondario e marginale» di A.A. , in quello che era il «clan Serino», «non consente di ritenere - si legge - che ne abbia tratto i proventi necessari a fondare la propria attività d’impresa, avvenuto mediante l’impiego di legittime fonti reddituali». La sua impresa agricola fu costituita nel 2001, e dunque, «posteriore al perimetro temporale della sua pericolosità sociale, esauritasi nel 1999». A.A. è accusato anche di tre episodi di furto di bestiame, commessi nel 2014, ma i giudici hanno ritenuto come «insufficienti gli elementi indiziari per ritenere che lo stesso abbia ricavato da tali delitti i proventi per implementare la propria attività e per sostenere quelle facenti capo alle figlie». Sull’indagine, invece, prima il Riesame e poi la Corte di Cassazione, non avevano riconosciuto l’esistenza del clan e lo scambio elettorale politico-mafioso, per il quale è imputato anche un ex consigliere provinciale

L'indagine

L’inchiesta portata avanti dal pm della Direzione distrettuale antimafia Vincenzo Montemurro punta sul voto di scambio che accosta gli uomini del clan Serino alla politica. L'ex consigliere - secondo indagini condotte dai carabinieri del Ros - sarebbe andato due volte a casa dei Serino poco prima delle elezioni comunali del 2014, chiedendo sostegno per la sua candidatura a sindaco. Gli imputati sono 29, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso ad interessi nella gestione della droga e alla macellazione clandestina, fino ai furti di bestiame e all’imposizione di distributori di bevande e snack da imporre alle aziende del circondario. L'inchiesta ribattezzata "Poker" partì dopo la cattura di un latitante di Scafati. 

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