Scafati, camorra e politica: "Noi, vittime dei clan"

E' durato sette ore l'ultimo atto dell'incidente probatorio chiesto dalla Procura Antimafia nell’ambito dell'inchiesta "Sarastra", concentrata sulla presunta esistenza di un patto tra politica e camorra a Scafati

E' durato sette ore l'ultimo atto dell'incidente probatorio chiesto dalla Procura Antimafia nell’ambito dell'inchiesta "Sarastra", concentrata sulla presunta esistenza di un patto tra politica e camorra a Scafati. Due giorni fa, davanti al gip Emialiana Ascoli, si è tenuto il controesame di Lello Lupo, ex consigliere comunale e organizzatore nel 2013 della lista civica “Grande Scafati” per le amministrative tenutesi tempo fa. Difeso dagli avvocati Guglielmo Scarlato e Resia La Mura, Lupo ha spiegato, come avvenuto anche in fase di indagine preliminare, che nel 2015 i voti di alcuni esponenti della criminalità organizzata di Scafati erano per Pasquale Coppola, già presidente del consiglio comunale di Palazzo Mayer e candidato alla Regione Campania contrapposto a Monica Paolino, consorte dell’ex sindaco Pasquale Aliberti. Inoltre, a Lupo è stato chiesto conto dei suoi rapporti con esponenti locali del centrosinistra e della destra avversa ad Aliberti.  

Gli interrogatori
 

Poi è toccato a Nello Longobardi, parte offesa nel procedimento partito nel settembre del 2015. Difeso dal penalista Giovanni Annunziata, l’imprenditore conserviero ha confermato le dichiarazione rese agli inquirenti nei mesi scorsi, spiegando di essere stato vittima della camorra oltre che vessato dalla famiglia Ridosso e Alfonso Loreto. Nel dettaglio, Longobardi ha raccontato dei suoi rapporti con i politici, mai determinarti ai fini di nomine e decisioni amministrative, fornendo poi spiegazioni sugli episodi che l'avrebbero condotto a subire gli atteggiamenti di alcuni degli elementi del Ridosso-Loreto. Il clan di camorra che avrebbe stretto accordi e patti con l'amministrazione comunale in cambio di voti e appalti.

 L’imprenditore è stato controinterrogato dagli avvocati degli imputati anche sulla sua attività professionale e sui presunti rapporti con il clan. In particolare, riguardo il pagamento di alcune fatture. Nei mesi precedenti, Longobardi aveva spiegato alla Dda di essere stato costretto a pagare il pizzo sotto forma d’incarichi agli esponenti del clan, interessato ad infiltrasi nella pubblica amministrazione, come è emerso dall’inchiesta condotta dai pm Vincenzo Montemurro e Luca Masini. 

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Il processo Sarastra, oltre ad Aliberti, vede indagati la moglie Monica Paolino, il fratello Nello, l’ex consigliere comunale di Scafati, Roberto Barchiesi, l’ex staffista comunale Giovanni Cozzolino, l’ex vice presidente della società partecipata Acse, Ciro Petrucci e l’esperto in politiche sociali Andrea Ridosso. Saranno loro a dover affrontare il processo davanti al primo collegio dei giudici del primo collegio di Nocera Inferiore, presieduto da Raffaele Donnarumma, il prossimo 6 giugno. Gennaro e Luigi Ridosso, insieme al pentito Alfonso Loreto, invece, hanno scelto il rito abbreviato. La pronuncia del gup arriverà il prossimo 25 giugno. Stralciata la posizione dei titolari delle imprese funebri, Giuseppina Ametrano, Alfonso Cesarano e Catello Cesarano, che per la Dda avrebbero beneficiato di affissioni gratuite da parte del Comune quando Aliberti era sindaco. Su questo filone sono stati mandati a processo, oltre al sindaco, anche Giovanni Cozzolino, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso.

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