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Sequestro di oltre 1 milione di euro ad Agropoli: nei guai un usuraio

Nel mirino delle Fiamme Gialle, un imprenditore immobiliare di 49 anni, con precedenti per estorsione

Conclusa la delicata operazione "Shylock" portata avanti dalla Guardia di Finanza di Agropoli e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo e dal sostituto procuratore, Valeria Palmieri. Nel mirino delle Fiamme Gialle, un imprenditore immobiliare di 49 anni, con precedenti per estorsione.

La Finanza ha scoperto che, negli ultimi 13 anni, l'uomo ha investito nei centri costieri del Cilento, controllando due società immobiliari e le quote in 2 fabbricati e 9 terreni del Comune di Pollica, ottenute con i guadagni dell'usura messa in atto dallo stesso imprenditore. Aveva dichiarato redditi pari a zero, l'imprenditore, dal 2000 al 2006, eppure a partire dal 2003 era riuscito ad acquisire le partecipazioni nelle due società che gli hanno permesso di cimentarsi nei progetti immobiliari di Ascea, Pisciotta e Castelnuovo Cilento, fino ad ottenerne il controllo con una quota di oltre 500mila euro.

"Nel corso delle udienze tenutesi presso il medesimo Tribunale nel primo semestre del 2013, i difensori dell’imprenditore e dei suoi familiari hanno tentato di dimostrare la provenienza lecita di tali sproporzionate iniezioni di capitali nelle sue società, sostenendo (con delle attestazioni di notorietà) che le ingenti risorse investite dal medesimo provenivano totalmente da laute sovvenzioni erogate dai suoceri, quando in realtà dai bilanci delle due società a responsabilità limitata i medesimi non figuravano né quali soci, né tantomeno quali meri finanziatori", hanno spiegato le Fiamme Gialle.

Confiscate, dunque, le partecipazioni societarie e i beni immobili del valore stimato di 1,5 milioni di euro che sono stati affidati ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Salerno. Scoperta, inoltre, la clamorosa falsificazione di un atto notarile con cui una ulteriore società a responsabilità limitata e amministrata dal fratello dell’imprenditore, operante nel settore  del commercio di autovetture, ha simulato l’acquisto di un terreno edificabile, sito ad Agropoli, al fine di giustificare la presentazione allo Sportello Unico per le Attività Produttive del medesimo Comune un permesso a costruire la nuova sede del concessionario d’auto. 

Totalmente falso, l'atto di compravendita recante la firma del notaio: i venditori avevano, invece, ceduto il medesimo appezzamento ad una diversa società, controllata ed amministrata dalla moglie dell’imprenditore colpito dalla misura di prevenzione patrimoniale.

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