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Cristiano Fabris

Cristiano Fabris

Una vita in vacanza: la storia di Cristiano Fabris, da manager a camperista

"Avevo 2367 cravatte e cambiavo 5 camicie al giorno". Adesso vive su un camper e "torno in Cilento almeno una volta al mese". Gli abitanti lo accolgono e una vecchietta gli ha portato il caffè: "Le ho detto che non ne bevo e mi ha chiesto quale malattia avessi"

Viaggiatore per sfida e per necessità, poi per scelta. Cristiano Fabris, 48 anni, torinese, ha deciso di vivere sul camper e di girare il mondo. "Natale lo trascorro in Cilento, se il lockdown proseguirà". Era un dirigente, un manager. Adesso, invece, "vado in vacanza e racconto agli altri il posto dove andare, dopo che ci sono stato io. In pratica... una vita in vacanza". Dire significa "scrivere, vuol dire spiegare dove andare a mangiare, dormire, cosa visitare". Guida il camper e si sono fatte avanti le aziende di camper per i test-drive: "Mi  chiedono di provarlo per due giorni per verificare quali siano le anomalie. Ho una batteria al litio che mi permette di stare senza energia per sette giorni. Ho quattro piedini elettroidraulici che mi permettono di stare in piano anche quando sono in pendenza. In questo modo ho parcheggiato il camper su uno scoglio a Punta Licosa".

Il rapporto con gli abitanti

"Quando uno vive in camper - spiega - ha la paura di disturbare e all'inizio mi mettevo in un angolino. La gente è titubante e può pensare che sia un malvivente. Ho capito che dovevo usare la strategia opposta: la migliore difesa è l'attacco. Adesso vado dalla portinaia, dalla parrucchiera e dall'edicolante, mi presento, dico chi sono e che cosa voglio raccontare. Sono anche diventato giornalista pubblicista. Un giorno mi hanno chiesto se volevo il caffé, ho detto che non lo volevo e mi hanno detto... com'è possibile, che malattia tenete?. A Punta Licosa sono stato ricevuto, sono diventato uno della comunità, l'ospitalità cilentana si è dimostrata impagabile". Il posto più originale e assurdo in Cilento è "l'ingiottitoio, che non ti aspetti di incontrare". Il posto più romantico è "il tramonto a Paestum, stando sulla scogliera". Il posto che ti arricchisce di più "dal punto di vista storico è la Certosa di Padula ma bisogna chiedere della guida Giuseppe Verga, che fa fare un salto nel tempo, al momento in cui la Certosa era abitata dai Padri Certosini". Il posto nel quale ho mangiato meglio è "una dimora storica a Castellabate". Una delle usanze più simpatiche è "mettere le forbici sulla porta di casa". Il piatto che ho imparato a mangiare ogni giorno è "acquasale, il pane raffermo, bagnato e condito con il pomodoro. Il pane va bagnato nel mare. Se voglio, prendo olive schiacciate". La cosa più originale che ho mangiato sono "i torroncini degli sposi a Roccagloriosa".

Inversione di marcia

Cristiano Fabris ha stravolto la propria vita, le proprie abitudini. E' uscito dalla zona di comfort. "Sono da solo, da sei anni vivo in camper e mi muovo tutto l'anno. In casi eccezionali come il lockdown, mi fermo dove c'è emergenza. Nel primo lockdown, nel parco nazionale del Lazio-Abruzzo-Molise, un orso di notte si è appoggiato sullo spigolo del camper per grattarsi il suo lato B e il peso ha rotto il paraurti". Da parco... al parco, il nostro tesoro cilentano. "Il parco nazionale del Cilento mi ha adottato: ogni mese, almeno quattro, cinque giorni devo essere qui: Laurino, Roccagloriosa, l'inghiottitoio al Monte Cervati, Castellabate, Sapri. C'è chi ha il mal d'Africa e io ho il mal del Cilento". Una vita fa, cioè sei anni fa, "avevo 2367 cravatte e 5 camicie che cambiavo al giorno. Il mio motto era pago, lavoro, pretendo. Il mio stipendio era di 5mila euro al mese e sono passato a 1200 euro da impiegato, compresi gli straordinari. Ho cercato un lavoro e l'ho trovato a tempo determinato per sei mesi, dopo i trascorsi da dirigente. Faccio il salto, avevo comprato il camper per fare le vacanze e mi trasferisco a casa della persona con la quale avevo legato affettivamente. Dopo sei mesi, la persona mi dice che non abbiamo più nulla in comune. Non avevo più un lavoro ma solo il camper. Ho messo il camper sotto l'azienda. Da chi scappa non avrai mai risposte. Andavo a lavorare al mattino scendendo dal camper. In quei sei mesi si è creato il debito di felicità. Non avevo più la vita precedente, un lavoro, la banca voleva essere pagata. Il modo per pagare il debito era solo fare la cosa più bella al mondo, cioè viaggiare. E' stato il mio antibiotico: più viaggiavo e più stavo bene, anzi sto bene: non c'è bisogno di mezzi pubblici, non ci sono rate da pagare, il frigo è più piccolo, il riscaldamento è un problema relativo, perché cerco zone dove posso utilizzare il pannello solare. Riscaldare un camper ha bisogno di meno energia rispetto a una casa". E le tasse? "Ho una casa di proprietà che sono riuscito a difendere. E' a Milano, messa in affitto. Voglio trovarmi nella situazione in cui se non avrò più voglia di girare, tra venti anni, un tetto ce l'ho. La tassa rifiuti è comunale e si paga: se sono fermo ad Ogliastro e porto la carta nell'isola ecologica, non devo pagare questa tassa. Pago Imu a Milano. Prima del Covid - ricordo il primo viaggio a Caponord - abbattevo le spese con Bla Bla car. Sono tornato e ho scritto il mio primo libro a -36 gradi. Si chiama Ci aggiorniamo. Lo spedisco a due concorsi nazionali. Comincio a viaggiare e arrivo in Tibet. Mentre viaggiavo, ho aperto il mio primo social facebook. Sono negato per le fotografie ma se ti porto a Punta Licosa, madre natura mi aiuta e le foto sono bellissime. La gente cominciava a seguirmi e nel frattempo i miei 23 mesi di disoccupazione stavano finendo. Così ho deciso di far diventare tutto un lavoro: ti accompagno vico vico, nella mia vita in vacanza".

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