Ruggi, donna incinta rischia di perdere il figlio: salvata dall'equipe del dottore Petta

Il suo dramma inizia quando, alla 19esima settimana di gravidanza, le si rompe il sacco. Odissea tra gli ospedali di Napoli e Salerno

Luana con i medici

Un’altra bellissima storia arriva dal reparto “Gravidanza a rischio” dell’azienda ospedaliera-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno.

Il racconto

La protagonista è una donna salernitana di nome Luana Spagnuolo. Il suo dramma inizia quando, alla 19esima settimana di gravidanza, le si rompe il sacco. E, quindi, inizia a perdere del liquido amniotico. “Contattai il ginecologo che mi fece ricoverare in un ospedale dove restai per una settimana. Ma lì non mi vennero date speranze per il bambino. Anzi - racconta su Facebook - mi fu suggerito di abortire. Io, però, volevo ostinatamente diventare mamma. E così mi dimisero inviandomi ad un ospedale di Napoli, dove venni ricoverata per un giorno”. Poi, grazie ad internet, scoprì l’esistenza del reparto di “Gravidanza a rischio” del Ruggi che era diretto dal primario Raffaele Petta. E così, senza indugio, lasciò volontariamente Napoli per ricoverarsi a Salerno. “Ancora adesso - ammette Luana - mi chiedo perchè non fui indirizzata subito verso il Ruggi”. “Fui affidata subito alle cure del dottore Petta, al quale manifestai il mio desiderio di maternità. E lui mi illustrò tutti i rischi legati alla rottura del sacco, tra cui una possibile infezione gravissima che poteva rappresentare un pericolo sia per me e che per il bambino che portavo in grembo. Sottoposta a controlli quotidiani ed a terapie con antibiotici ci demmo, con il dottore Petta, un termine minimo di 28 -29 settimane”.

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Nonostante gli alti e bassi, le ansie, le paure, le preoccupazioni condivise anche con il medico, la donna riuscì a tagliare il traguardo della 30esima settimana. “Ma - aggiunge Luana - l'obbiettivo era stato spostato alla 32 settimana. Il dottore Petta mi diceva di avere fede e che comunque non si poteva rischiare di avere un bimbo tanto prematuro con possibili handicap”. Soltanto che il 19 maggio il neonato iniziò a presentare delle decelerazioni al cuore. E quindi i medici decisero di intervenire.  “Informai immediatamente il dottore Petta che, pur non essendo in servizio, accorse al mio capezzale perchè mi disse era un caso molto delicato e non se la sentiva di lasciarmi sola. Fui sottoposta ad intervento di taglio cesareo, operata dal dottori Allegro e Pagano, dall'ostetrica Graziani e dall'anestesista Apetino. Alle 23:15 è nato Matteo: pesava 1300 grammi e fu subito amorevolmente accudito dal dottore Della Monica e dalla dottoressa Frascogna. Aveva due nodi di cordone vero per cui poteva morire nell’ utero da un momento all’ altro”. Inevitabile la sua emozione: “Ora sono una mamma felice che stringe tra le sue braccia un bimbo vivo che nessuno pensava potesse mai nascere. Grazie a tutti. Grazie ai direttori dell' ospedale che tanto si spendono per il reparto della “Gravidanza a rischio”. Grazie al dottore Petta ed a tutto lo stupendo personale costituito dalle ostetriche, dalle infermiere del reparto di Ostetricia e dalla Tin dove Matteo ha incontrato tante amorevoli seconde mamme. Un grande grazie anche dal piccolo Matteo, al quale, quando diventerà grande, racconterò questa sua storia incredibile ma bellissima! Non smetterò mai di ringraziare il dottore Petta. Grazie a lui sono diventata mamma per la seconda volta. Sembrava impossibile e invece ce l'abbiamo fatta. Matteo è il nostro miracolo!”.

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