Stretta sulla movida: parlano i gestori, "La Zeppola D'Oro Salerno" annuncia la chiusura e "ringrazia" De Luca

"Noi stiamo lavorando il 60% in meno, ma siamo costretti a pagare ugualmente tasse e spese per l'affitto e i consumi", ha detto, tra gli altri, il maestro pizzaiolo Vincenzo Mansi

Vista l’ultima ordinanza regionale, nella quale la chiusura per la nostra attività é obbligatoria per le 21, comunichiamo alla nostra clientela che chiuderemo definitivamente visto che il nostro prodotto è consumato da tutti nelle ore serali/notturne.

Grazie a tutti i nostri clienti che ci hanno preferito in questi anni, ma un "grazie" particolare va a Vincenzo De Luca.

E' questo l'amaro post sui social de "La Zeppola D'Oro Salerno", a seguito della restrizione sull'orario dell'asporto stabilita nell'ultima ordinanza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Mentre c'è chi protesta, incatenandosi simbolicamente dinanzi alla propria attività, come il titolare della Sala Varese, c'è chi, dunque, tristemente abbassa le saracinesche. Quest'ultima drastica scelta riguarda per lo più le attività che "vivono" di asporto serale, non godendo di posti a sedere: rosticcerie o zeppolerie che, prima delle 21, vendono praticamente poco o nulla i propri prodotti. Sul piede di guerra, intanto, anche pizzerie e locali che, al di là della limitazione dell'asporto, stanno pagando sulla propria pelle l'ordinanza precedente all'ultima in cui il limite di orario per accogliere l'ultimo cliente è fissato per le ore 23 e il massimo dei posti a sedere in un unico tavolo è di sei persone. "Noi stiamo lavorando il 60% in meno, ma siamo costretti a pagare ugualmente tasse e spese per l'affitto e i consumi - esordisce il maestro pizzaiolo Vincenzo Mansi - Molti clienti mi hanno candidamente confessato che se devono rinunciare a consumare la pizza in comitiva, preferiscono non uscire proprio o limitarsi a un tavolo a due, direttamente solo con la propria compagna per esempio: questo ovviamente si traduce in perdite ulteriori per il mio esercizio. Noi non possiamo licenziare  e le casse integrazioni sono bloccate: come dobbiamo andare avanti? L'unica scelta sensata sarebbe stata quella di aumentare i controlli e punire solo chi non rispetta: limitare o impedire il lavoro a  tutti significa far morire l'economia locale perchè incentivi non ce ne sono, ma solo restrizioni ed obblighi che costringono a chiudere i battenti. Abbiamo investito in strumenti, igienizzazione, divisori: a cosa è servito?", chiede il titolare anche a nome degli altri gestori della movida. "La consegna a domicilio non può sostituire l'asporto perchè i nostri clienti acquistano quello che vedono e non via telefono - incalza un rosticciere salernitano - Siamo destinati a chiudere le attività e a non avere i soldi per portare avanti le nostre famiglie: se rispetto le regole e il distanziamento, perchè non posso offrire l'asporto dopo le 21?".

Le altre osservazioni

Di altro avviso Fabrizio Iannuzzi della pizzeria Madia: "Per quanto riguarda le pizzerie, la richiesta dell’asporto dopo le 21 è residuale - ha osservato in base alla sua esperienza-  Piuttosto si potrebbe introdurre un meccanismo di asporto su prenotazione come si è fatto dopo il primo lockdown". Diverso il discorso per i bar, come racconta Anna Bisogno del Bidibar di via Memoli: "Non c'è stato bisogno dell'ordinanza per svuotare i locali: le persone hanno paura dell'incremento dei contagi e da circa 3 sere sono diminuite dell'80%. - racconta la titolare- Noi non lavoriamo tanto con l'asporto serale per cui l'ultima ordinanza ci riguarda poco, ma è necessario sottolineare che ormai lavoriamo al 50% rispetto a prima del Covid: sembrava che piano piano le cose stessero migliorando, ma con l'aumento dei contagi abbiamo nuovamente tutti registrato un calo della clientela, con i danni economici che ne conseguono".

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