Cava de' Tirreni, mentirono su un pestaggio subito in carcere: padre e figlio a processo

Sono Vincenzo Zullo e il padre Dante, mandati a giudizio per favoreggiamento. Dante Zullo è considerato dall'Antimafia di Salerno a capo di un'organizzazione criminale, oltre ad essere stato recentemente coinvolto in tre blitz della Dda

Picchiati in carcere e ora anche a processo: sono Vincenzo Zullo e il padre Dante, mandati a giudizio per favoreggiamento. Dante Zullo è considerato dall'Antimafia di Salerno a capo di un'organizzazione criminale, oltre ad essere stato recentemente coinvolto in tre blitz della Dda.

L'indagine

Il processo si concentra sull'aggressione che i due subirono la scorsa vigilia di Natale a Salerno, in carcere. Sia il padre che il figlio avrebbero smentito l'aggressione subita da un gruppo di detenuti. Il gup Ubaldo Perrotta del tribunale di Salerno ha invece rinviato a giudizio anche gli otto aggressori. Il prossimo 13 marzo comincerà il processo. Gli imputati rispondono in concorso di lesioni personali gravissime. Durante la "santa notte", Vincenzo Zullo fu aggredito da alcuni detenuti. Solo l'intervento della penitenziaria, oltre a quello dei medici, fu determinante per salvarlo da sorte peggiore. Il 37enne riportò la frattura di due costole, e una allo zigomo. L'indagine fu condotta dalla stessa polizia penitenziaria. Dante Zullo fu invece pestato da un altro detenuto. Ma sia lui che il figlio, quando furono sentiti dalla procura, avrebbero tentato di sviare le indagini, fornendo scuse poco plausibili sull'origine delle loro ferite. Se Vincenzo Zullo raccontò di aver beccato solo uno schiaffo, il padre Dante, riferì di essere caduto nella cella e di essersi procurato le plurime lesioni riportate dai referti medici. 

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