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Estorsione a due imprenditori: il presunto "boss" scagiona il suo complice

Nel processo che vede imputato il nocerino Emanuele Arena, è stato ascoltato Pietro Desiderio, già condannato per l'episodio e ritenuto a capo di un clan tra l'Agro nocerino e l'Irno. Le sue dichiarazioni escludono un ruolo per il nocerino

"Volevo lavorare e sapevo che quell'imprenditore aveva una cooperativa con dei dipendenti. Al cantiere mi accompagnò Arena, ma non scese dalla macchina. Non ha sentito nulla riguardo le mie richieste". Ha iniziato così la sua testimonianza il paganese Pietro Desiderio, 37enne residente a Mercato San Severino, ritenuto dalla Dda di Salerno a capo di un clan che avrebbe spaziato nella Valle dell'Irno e in parte dell'Agro nocerino a botte di estorsioni e intimidazioni. Il processo che ha registrato la sua testimonianza riguarda la posizione di Emanuele Filiberto Arena, nocerino, arrestato un paio di mesi fa con l'accusa di tentata estorsione - in concorso con lo stesso Desiderio - nei riguardi di due imprenditori di Mercato San Severino. Desiderio, per quegli episodi, è stato già condannato a 6 anni in primo grado, con rito abbreviato. Il processo riguarda attualmente solo la posizione di Arena. Scortato da cinque agenti della penitenziara, Desiderio ha risposto alle domande del sostituto procuratore Giancarlo Russo, e a quelle del legale difensore di Arena, Vincenzo Calabrese. Ridimensionando, di fatto, le accuse nei riguardi di Arena. "Parlai io con gli imprenditori - ha detto Desiderio - Arena neanche partecipò. Non c'era, mi aspettava in auto. Chiamai uno dei due in viva voce, perchè volevo capire come costituire una cooperativa. Parlai con un operaio quel giorno, ma il responsabile non c'era. Arena l'ho conosciuto attraverso un amico in comune, a Pagani. Spesso mi accompagnava a lavoro". 

Prima della testimonianza di Desiderio, era toccato al comandante dei carabinieri di Mercato San Severino raccontare la genesi di quell'attività investigativa che aveva poi condotto all'arresto dei due: "Ascoltammo gli imprenditori - ha spiegato il militare - due fratelli, ci raccontarono delle intimidazioni. Poi verificammo anche riguardo un atto intimidatorio con una bomba carta esplosa presso una villa, che dalla potenza aveva sventrato persino i cornicioni delle abitazioni di fronte. Attraverso le immagini di videosorveglianza del cantiere, registrammo la targa dell'auto di Desiderio, che prima parlò con il titolare per poi intrattenersi con un'altra persona. In altre immagini si vedeva invece Arena". Gli arresti dei due avvennero prima del maxi blitz nei confronti di 30 persone, tra la Valle dell'Irno e l'Agro Nocerino, accusate di associazione di stampo camorristico ed estorsioni, oltre che di spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento nella latitanza del "boss" Vincenzo Senatore. Gli inquirenti avevano infatti materiale abbondante per individuare i presunti componenti del sodalizio, con accuse circoscritte per ogni singolo episodio. Il prossimo 12 aprile, il Tribunale del Riesame rivaluterà tutte le posizioni. Nell'episodio specifico, oggetto del dibattimento, Desiderio e Arena si sarebbero presentati sul cantiere chiedendo un lavoro. Gentilmente. Al rifiuto, sarebbero poi passati alle miancce, con la procura a contestare l'articolo 7 del metodo mafioso. Le indagini presero piede dopo la denuncia di uno dei due imprenditori

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