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Cronaca Giffoni Valle Piana

Ucciso a Giffoni da moglie e figli, in due a processo con rito immediato

Moglie e figlio compariranno dinanzi al gip, dopo il giudizio immediato richiesto dalla Procura di Salerno. L'udienza a fine marzo. Sullo sfondo c'è la morte di Ciro Palmieri

Per l'omicidio di Ciro Palmieri, a Giffoni Valle Piana, il 29 luglio 2022, vanno a processo la moglie e il figlio maggiorenne della coppia. I due compariranno dinanzi al gip, dopo il giudizio immediato richiesto dalla Procura di Salerno. L'udienza si terrà a fine marzo. 

La storia

Nell'inchiesta è coinvolto anche il figlio minore della coppia, per il quale procederà la Procura competente. I due rispondono di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà dell'azione e da villipendio e distruzione di cadavere. Le indagini furono avviate dopo la scomparsa della vittima, denunciata dalla moglie, presso la stazione dei carabinieri di Giffoni, il 30 luglio. I carabinieri, insospettiti per la improbabile descrizione dell'accaduto fornita dalla donna, avviarono indagini specifiche. Poi, posero sotto sequestro il registratore dell'impianto di videosorveglianza dell'abitazione asservito da diverse telecamere interne, nonostante  a prima vista le riprese del 29 e del 30 luglio risultassero già sovrascritte. Fu così nominato un consulente tecnico per tentare il recupero delle immagini. Dai filmati, infatti, fu possibile visionare l'accaduto sin dalla fase iniziale: dopo lo scoppio di una lite in famiglia, Palmieri avrebbe provato a colpire la moglie lanciandole contro del liquido. La donna reagì provando a colpire il marito con una scopa. Poi intervennero i figli, che insieme al genitore colpirono l'uomo con tre coltelli, sferrandogli decine di fendenti. L'omicidio si consumò sotto gli occhi dell'altro figlio, undicenne. Dopo la morte, all'uomo fu amputata una gamba. Il corpo fu poi collocato in una busta di plastica e trasportato in un luogo inizialmente non individuato dagli inquirenti. All'atto del fermo, moglie e figli indicarono un dirupo impervio, tra le montagne di Giffoni, in cui avevano gettato il cadavere. La scomparsa dell'uomo fu solo simulata, con la creazione di un numero telefonico dal quale fu fatto inviare un messaggio proprio sul cellulare della vittima, dove era possibile leggere di un potenziale appuntamento che l'uomo avrebbe avuto con un'altra persona. 

Stando alle indagini, così come dal contenuto degli interrogatori, l'uomo, in preda all'ossessione di avere il controllo sulla famiglia, avrebbe spiato moglie e figli con telecamere e da impedire loro di uscire di casa e persino di usare il telefono.

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