Camorra e affari a Nocera Inferiore: gli elettori "corrotti" in silenzio

Hanno scelto il silenzio le sei persone accusate di aver avuto soldi in cambio di voti per l’ex consigliere comunale Nicola Maisto. Prosegue l’indagine della Dda, che seguendo i movimenti dell’ex boss Antonio Pignataro e di un gruppo di suoi sodali

Hanno scelto il silenzio le sei persone accusate di aver avuto soldi in cambio di voti per l’ex consigliere comunale Nicola Maisto. Prosegue l’indagine della Dda, che seguendo i movimenti dell’ex boss Antonio Pignataro e di un gruppo di suoi sodali, ha poi aperto uno squarcio su un presunto giro di soldi collegato all’ultima campagna elettorale. Davanti ai carabinieri del Ros sono comparsi ieri mattina sei degli indagati - componenti di due famiglie - assistiti dal legale Valerio De Nicola. Alcuni di loro giovanissimi, poco più che ventenni. Tutti hanno scelto il silenzio, al momento. L’accusa riferisce che sarebbero stati corrotti da Luigi Sarno, ritenuto il collante tra diversi candidati al consiglio comunale e persone da individuare per raccogliere preferenze in cambio di denaro. Indagati per corruzione elettorale in concorso, i sei avrebbero percepito dai 40 ai 50 euro ciascuno per dare la propria preferenza all’ex consigliere Maisto, che ha precisato di non conoscere nessuno del gruppo. 

Le indicazioni per soldi e voti

Molte le intercettazioni agli atti che alimentano sospetti: «Anche M.G. ha preso gli stessi soldi – diceva Luigi Sarno - la mamma, il fratello, hanno preso gli stessi soldi"; "Ma si possono inserire ancora persone?"; "Come, come, come"». L’importante era provare il voto con una foto della scheda. «E la foto...tua mamma non va più giusto?"; "Si si, ha detto che vuole andare"; "Va bene, appena hai fatto mi chiami, dai"».  Le indagini della Procura distrettuale sono ora focalizzate sui nomi di altri candidati, sfiorati dalle intercettazioni e già sentiti in sede d’interrogatorio per chiarire circostanze e rapporti. Per il prossimo 14 settembre invece è prevista l’udienza in sede di Riesame. Gli avvocati difensori puntano a far cadere le accuse di associazione di stampo mafioso e di scambio elettorale politico-mafioso. 

I certificati del "boss"

Intanto l'Antimafia sta svolgendo approfondimenti sui certificati medici che portarono alla scarcerazione l'ex cutoliano Antonio Pignataro, la figura centrale dell'indagine della Dda, noto per l'omicidio della piccola Simonetta Lamberti, figlia del magistrato. Dopo la confessione di quell'omicidio, Pignataro ottenne gli arresti domiciliari in virtù di un tumore al fegato e ad una serie di altre patologie che rendevano la sua custodia carceraria incompatibile con lo stato di salute. A decidere per i domiciliari fu il Tribunale di sorveglianza di Pisa, dietro istanza dell'allora suo legale di fiducia. La Procura di Salerno vuole ora studiare certificati medici e cartelle cliniche. Secondo le accuse, una volta tornato ai domiciliari, Pignataro avrebbe organizzato e messo in piedi una sorta di gruppo criminale, i cui interessi avrebbero spaziato dal risolvere questioni di strada (e dunque, sostituendosi allo Stato) a quelle di livello differente, come la costruzione di una casa famiglia su di un terreno confinante con una cappella. Iter che avrebbe seguito personalmente attraverso l'ex consigliere comunale Carlo Bianco, che con le sue pressioni ha trascinato la stessa amministrazione comunale al centro dei sospetti degli inquirenti


 

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