"Patto tra politica e camorra" a Nocera, il Vescovo: "Contrario a quella casa accoglienza"

Lunga deposizione, ieri mattina, del Vescovo della Diocesi Nocera-Sarno, Giuseppe Giudice, nel processo "Un'altra storia", la cui genesi ipotizza un patto tra la camorra e alcuni candidati al consiglio comunale

"La questione della casa d'accoglienza venne fuori nel 2014, con la richiesta del parroco Alfonso Santoriello. Ma io non ero d'accordo, mancavano le condizioni economiche e tecniche, non diedi mai il permesso. Poi cominciò a insistere e io mi arrabbiai". Ha cominciato così la sua deposizione il Vescovo della Diocesi Nocera-Sarno, Giuseppe Giudice, nel processo "Un'altra storia", la cui genesi ipotizza un patto tra la camorra (nella figura dell'ex boss Antonio Pignataro) e i candidati al consiglio comunale, Ciro Eboli, Carlo Bianco, con la "mediazione" dell'ex vicesindaco Antonio Cesarano

Le parole del Vescovo

"Ricordo che per la sua insistenza persi la pazienza, non mi piaceva il modo e quando si insiste troppo, mi blocco. Volevo vederci chiaro. Spiegai nel 2017 che non avevo motivo di parlare con il sindaco Manlio Torquato, ma non ci siamo mai incontrati per parlare di questo argomento. Ricevetti solo una telefonata, ma restai perplesso anche dopo". La casa famiglia, oggetto del contendere, per la Procura Antimafia sarebbe stata al centro di quel patto criminale. Il progetto era destinato ad essere sviluppato su di un terreno della diocesi di San Giuseppe, nel rione di Montevescovado: "Li - ha proseguito il Vescovo - avevamo anche un problema di acque reflue. Quando pioveva si allagava sempre, se quel progetto era per portare migliorie e fare del bene, avrei anche potuto dare il permesso. Ma quando chiesi il progetto dettagliato, con costi e spiegazioni tecniche, lo feci per scoraggiare la cosa. E comunque, volevo capire come sarebbe stata realizzata. Quando don Alfonso mi disse che temeva di perdere il terreno, se non lo avessimo acquistato, gli risposi che a me non risultavano esserci altri acquirenti. Quando poi seppi di quello che era successo (gli arresti della Procura, ndr) rilessi meglio quella situazione. Il mio giudizio non fu positivo, convocai don Alfonso Santoriello e lo sospesi, in attesa del giudizio della magistratura. Era per dare un segnale anche agli altri parroci, ai quali raccomandai di star fuori dalle elezioni. Quel progetto era inopportuno in campagna elettorale

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Gli altri testimoni

Sulla stessa linea le deposizioni di Alfonso Santitoro e Domenico Cinque, segretario del Vescovo e parroco. All'inizio dell'udienza, il collegio presieduto dal presidente Franco Russo Guarro, ha rigettato le eccezioni della difesa, riguardo l'utilizzabilità delle intercettazioni per il reato di corruzione elettorale. Il processo si aggiornerà al prossimo 5 marzo. Durante le varie udienze, il pm Vincenzo Senatore ha chiesto di sentire anche i consiglieri comunali, già interrogati in fase preilminare, giorni dopo il blitz. Nel processo, oltre allo scambio elettorale politico mafioso, vi è anche il reato di corruzione elettorale. 

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