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Nocera Inferiore, l'ex boss Pignataro ai giudici: "Mandatemi ai domiciliari, sono malato"

L'ex boss Antonio Pignataro, rinchiuso nel carcere di Opera, a Milano, e sotto processo per associazione di stampo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso, chiede di andare agli arresti domiciliari per curarsi.

L'ex boss Antonio Pignataro, rinchiuso nel carcere di Opera, a Milano, e sotto processo per associazione di stampo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso, chiede di andare agli arresti domiciliari per curarsi: "Ho altri due tumori, le mie condizioni fisiche sono incompatibili con il carcere. Lo dicono più ordinanze di vari tribunali"

Lo sfogo 

La richiesta è stata fatta in video conferenza, durante quella che sarebbe dovuta essere l'udienza di dibattimento del processo "Un'altra storia", rinviato al 22 febbraio per un'omessa notifica. L'ex cutoliano ed esponente della Nuova Famiglia, ha spiegato ai giudici di aver necessità di controlli e visite a cadenza di tre mesi. Circostanza che non sarebbe rispettata nella struttura carceraria dove si trova, che ritarderebbe nell'esecuzione di esami e visite. Al presidente Franco Russo Guarro, Pignataro ha anche riferito di poter beneficiare di una misura cautelare dei domiciliari: "Devo curarmi per vivere". Il processo voluto dall'Antimafia conta 16 imputati, accusati a vario titolo di reati di camorra, ma anche di accuse satelliti contestate a seguito di un'attività investigativa condotta dai carabinieri del Ros di Salerno. Ieri mattina, il collegio ha riunito i due procedimenti in un unico fascicolo. Diverse le accuse, in primis quelle sull'ultima campagna elettorale, nella quale sarebbe stati comprati voti a suon di contanti per aspiranti consiglieri comunali, con pressioni fatte invece in precedenza, all'amministrazione comunale del sindaco Manlio Torquato e alla Diocesi di Monsignor Giuseppe Giudice, sulla realizzazione di una casa famiglia a Montevescovado. Un progetto sul quale vi sarebbero stati interessi da parte dell'ex boss Pignataro, ma anche degli aspiranti candidati al consiglio, Ciro Eboli e Carlo Bianco. Tra gli imputati ci sono il consigliere dimissionario Nicola Maisto, l'ex vicesindaco Antonio Cesarano, l'ex candidato sindaco Mario Stanzione, il parroco Alfonso Santoriello e tutt'altra serie di imputati, molto giovani, accusati chi di estorsione e chi di corruzione elettorale. Gli altri reati contestati, a vario titolo, riguardano accuse che rientrano tutte in quelle di associazione mafiosa, con la forza di intimidazione mossa da alcuni degli imputati per imporsi in alcuni contesti specifici. Dall'affissione dei manifesti elettorali, allo sgombero di appartamenti a favore di altri, fino alle punizioni per singoli "sgarri". A febbraio i primi testimoni saranno il sindaco Manlio Torquato e il vescovo Giuseppe Giudice, insieme ad un'altra serie di suoi collaboratori. 

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