"Camorra e politica" alle elezioni a Nocera, in aula depongono i consiglieri comunali

Il tribunale registra le testimonianze dei consiglieri comunali nel processo imbastito dalla Procura Antimafia, che ipotizza uno scambio elettorale politico-mafioso tra alcuni dei candidati al consiglio durante le elezioni del 2017

Sfilano nel processo dell'Antimafia, "Un'altra storia", sei consiglieri comunali (5 di maggioranza e 1 di opposizione) per parlare di candidature, voti, manifesti e identità di alcuni degli attuali imputati. Sullo sfondo il processo imbastito dalla Procura Distrettuale Antimafia, che ipotizza uno scambio elettorale politico-mafioso tra alcuni dei candidati al consiglio comunale, durante le elezioni del 2017, e un fenomeno di corruzione elettorale - soldi in cambio di voti - che pure si sarebbe registrato due anni fa. A testimoniare sono stati Luciano Passero, Umberto Iannotti, Saverio D'Alessio, Antonio Franza, Paolo De Maio, Pasquale D'Acunzi, l'ex segretario dell'Udc, Luigi Cobellis, il cui verbale è stato acquisito insieme a quello del non eletto Marco Ventra, Felice Rescigno, ex dirigente dell'Udc. Tra esitazioni, contestazioni e conferme, i rappresentanti del consiglio comunale hanno fornito la propria versione dei fatti su alcuni degli aspetti chiave del processo

"No alla candidatura di Ciro Eboli"

Tra i punti affrontati da alcuni dei consiglieri, la candidatura di Ciro Eboli, imputato nel processo per scambio elettorale politico-mafioso. Secondo la Dda, insieme a Carlo Bianco, Eboli si sarebbe speso per realizzare una casa famiglia a Montevescovado, con l'avallo dell'ex parrocco di San Giuseppe, don Alfonso Santoriello, in cambio di voti. Voti che, sempre secondo la Procura, dovevano essere procurati da Antonio Pignataro, l'ex boss della Nco, che avrebbe avuto forti interessi in quel progetto edilizio. "Eboli venne a trovarmi in azienda - ha esordito il consigliere d'opposizione D'Acunzi - perchè voleva candidarsi. Restai un pò sorpreso, anche perchè non sapevo che aveva tentato di farlo con il sindaco Torquato. Sapevo del progetto di quella casa famiglia. Ricordo che Eboli ebbe un problema di salute grave e aveva intenzione di lasciare un segno di riconoscimento alla comunità di Montevescovado. Me lo disse don Alfonso. Nel rione c'era attesa per quel progetto. Era una risposta al disagio dei residenti". Eboli aveva tentato, infatti, di candidarsi nelle liste a sostegno di Torquato. La lista era quella dell'Udc, dietro proposta di Felice Rescigno: "Fui io a proporlo - ha confermato l'ex dirigente ai giudici - insieme ad un'altra candidata. Nel maggio del 2017 mi aveva parlato di questa mensa dei poveri, un sogno che voleva realizzare. Aggiunse che il Vescovo aveva avallato l'iter e poi, avevano anche la delibera, ma smorzai i loro entusiasmi, spiegando che si trattava al momento solo di un atto di indirizzo. Poi ci vedemmo al comune con i potenziali candidati. La candidatura di Eboli la ritenevo buona, perchè lui si era sempre impegnato per la parrocchia. In seguito mi chiamò il sindaco Torquato e disse che dovevo soprassedere. Ricordo che Ciro ci restò male, mentre il parroco Santoriello si arrabbiò molto per questa discriminazione, come lui la definì. Fu poi Carlo Bianco a dirmi che Ciro Eboli si era candidato in un'altra lista". Rescigno ha poi aggiunto sul progetto tanto discusso: "Conosco Eboli e il parroco Santoriello da tanti anni. Quella casa famiglia don Alfonso so che vuole realizzarla da almeno 20 anni". Sul no alla candidatura di Eboli, ha testimoniato anche Saverio D'Alessio: "Informai il sindaco dicendogli se ritenesse opportuno candidarlo. Giravano voci non positive su di lui, per ragioni legate a sue parentele. Il sindaco aggiunse poi che avrebbe provveduto"

"Non conosco Antonio Pignataro"

Tutti i consiglieri comunali sentiti hanno poi negato di conoscere o di sapere chi fosse Antonio Pignataro, dietro espressa richiesta del suo legale, Antonio Sarno. La sfilata politica è proseguita con il consigliere Umberto Iannotti, della lista “Uniti per Torquato”, Paolo De Maio, esponente del Pd, e Antonio Franza. I primi due hanno ammesso di conoscere Luigi Sarno, giovane imputato e ritenuto responsabile per aver pagato dei ragazzi in cambio di voti. De Maio ha confermato di essersi servito di un piccolo servizio per manifesti e fac-simile proprio da Sarno, retruibito con 20-30 euro. Iannotti invece ha precisato di aver chiesto: «Sostegno a Sarno ma avevo dubbi perché lo vedevo sostenere altri candidati. Lessi un suo messaggio sotto il profilo di Carlo Bianco, dove diceva che meritava di essere eletto di nuovo». Il consigliere Luciano Passero invece ha negato di conoscere Gerardo Villani, un imputato, salvo riconoscere un suo post di ringraziamento dove comparirebbero anche i nomi di alcuni degli attuali imputati, acquisito agli atti del processo su richiesta dell’avvocato Pietro Pasquali. In molti hanno poi dichiarato di aver rinunciato a mettere manifesti in città, per via di una guerra sull'affissione selvaggia. 

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Tre periti per le intercettazioni

Il tribunale, nella prossima udienza, conferirà incarico ad altri due periti, uno è stato nominato ieri mattina, per trascivere la grossa mole di intercettazioni interne ai fascicoli d'inchiesta. Circostanza che spingerà, probabilmente, a risentire nuovamente i consiglieri comunali, su questioni ancor più specifiche. Il processo si riaggiornerà a venerdì. Le prossime testimonianze previste riguardano un luogotenente dei carabinieri del Ros sull'estrazione dei dati dei telefoni di alcuni degli imputati, il direttore dell'ufficio tecnico della Diocesi Nocera-Sarno e un altro collaboratore del Vescovo, già sentito nella precedente udienza. 

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