Scafati, "Il clan organizzò tre riunioni per aiutare alle elezioni Monica Paolino"

Lo ha riferito il capitano della Dia, Fausto Iannaccone, ieri mattina, durante l'udienza del processo "Sarastra, che contesta l’esistenza di un patto tra il clan e l’amministrazione dell’ex primo cittadino

Tre le riunioni volute dal clan Loreto-Ridosso per fornire supporto a Monica Paolino, attuale consigliere regionale di Forza Italia e moglie dell'ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. Lo ha riferito il capitano della Dia, Fausto Iannaccone, ieri mattina, durante l'udienza del processo "Sarastra, che contesta l’esistenza di un patto tra il clan e l’amministrazione dell’ex primo cittadino, oggi con il divieto di dimora nel comune di Scafati. 

Le indagini dell'Antimafia

La circostanza è emersa durante il contro esame fatto dall'avvocato difensore di Paolino, il legale Cardiello, al massimo ufficiale della Dia. Le tre riunioni furono tenute al bar Alba, in via Catalano e in casa della zia di Gennaro e Luigi Ridosso, che insieme a Loreto Alfonso sono considerati dalla Dda ai massimi vertici del clan. Secondo le risposte fornite da Iannaccone, a loro volta frutto di informative, indagini e verbali riempiti dalle dichiarazioni del pentito Loreto Alfonso, il clan avrebbe chiesto supporto anche ad altre organizzazioni criminali di altri comuni. Tutti nel napoletano. Per almeno due delle tre riunioni, sarebbero state fornite anche indicazioni a cittadini su come raggiungere i luoghi stabiliti. Era il 2015. La difesa ha fatto presente, tuttavia, che alle ultime elezioni, Monica Paolino perse almeno 1600 voti, rispetto ai turni precedenti, proprio nel comune di Scafati.

Il clan e la politica

La scelta di trovare «accordi con la politica» sarebbe maturata, nel clan, invece, nel 2013. "Bisogna fare il salto sociale", viene scritto in un'informativa della Dia, che spiegava le intenzioni del gruppo camorristico. La “faccia pulita” che avrebbe mantenuto invece rapporti tra i politici e l’organizzazione sarebbe stata quella di Andrea Ridosso. A riguardo, è stato anche citato il contenuto di una mail, dove proprio Andrea Ridosso aveva espresso il desiderio di "rompere questo pregiudizio" nei riguardi del sindaco, sull'appartenenza del giovane alla famiglia in odore di camorra. Proprio il clan, avrebbe poi creato una ditta per partecipare alle gare d’appalto, seppur non fosse riuscita poi a partecipare ad affidamenti diretti, per via di alcune inadempienze economiche. La scelta di creare una ditta (da Delta a Italy Service), sempre secondo il racconto del capitano della Dia, sarebbe stata suggerita dall'allora sindaco Aliberti. Eppure, non risulterebbero riscontri su documenti provenienti dalla Regione o dall'Acse, la società che si occupa di rifiuti, emessi a favore dell'organizzazione criminale. Sul fronte elettorale, invece, alcuni elettori sarebbero stati anche accompagnati a votare. Nel caso specifico, è stato riferito dei sei voti di cui avrebbe beneficiaro Roberto Barchiesi, ex consigliere comunale che per la Dda era "stato scelto dal clan". Il processo riprenderà il prossimo 14 gennaio.

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